giovedì 24 ottobre 2013

Holz: non potrete uccidere le mie idee

L'arringa di Max Holz.
(tratto dal libro :"Un ribelle nella rivoluzione tedesca 1918-1921)

Quando giunsi nella Germania centrale, nessun operaio aveva ancora impugnato le armi. Io mi trovavo in quei giorni a Berlino e credetti che fosse mio dovere di militante rivoluzionario accorrere e mettermi a disposizione dei compagni. Quando giunsi a Eisleben, erano appena stati costruiti dei comitati d'azione. Dalle notizie che ricevevamo si poteva credere che tutto il proletariato rivoluzionario sarebbe insorto contro la provocazione di Horsing. Purtroppo, a causa del tradimento del SPD e, soprattutto, della USPD, una iniziativa unitaria  e massiccia  del proletariato non fu possibile.

Quando a Eisleben e a Hettstedt la polizia di sicurezza arrestò e maltrattò in modo discriminato alcuni compagni, la classe operaia afferrò spontaneamente le armi. Io assunsi i compiti militari che mi spettavano. Ho condotto la lotta con ogni mezzo, non perché abbia il mito della violenza, ma perché so che la lotta di classe del proletariato non può giungere a buon fine senza un ricorso alla forza.
Ancora solo due anni fa credevo che l'ideale comunista, l'idea della liberazione del proletariato, potesse essere portato avanti come lotta economica, senza impegno della forza. Se la classe operaia impiega la forza, lo fa come risposta a un altra violenza, che la classe dominante oppone alla lotta per l'esistenza e per il progresso del proletariato. Quando, oggi, un oratore comunista si presenta in un'assemblea ed espone le sue idee, viene perseguito con tutti i mezzi dall'ordine capitalistico. Ogni ricorso alla forza da parte della classe subalterna viene invece condannato come delitto e tradimento dall'opinione pubblica borghese.
La classe dominante garantisce libertà di parola e di riunione soltanto sulla carta. In realtà, i giornali comunisti vengono vietati e le nostre riunioni impedite con metodi violenti. Gli assassini reazioni sono protetti da una giustizia corrotta. Migliaia di operai sono stati uccisi arbitrariamente negli ultimi anni, ma i tribunali borghesi lo negano.
La società borghese ha sete del sangue dei dirigenti operai. Vi chiedo soltanto: gli operai rivoluzionari hanno mai ucciso un solo re, ministro o dirigente di partito? Il proletariato rivoluzionario in Germania non ha mai compiuto un solo assassinio, ma quanti assassini politici ha sulla coscienza la società borghese? Quanti dirigenti proletari sono stati uccisi per mano della borghesia? Ricordo solo Liebknecht, Rosa Luxemburg, Jogiches, Landauer, Paasche, Eisner, Sylt, e l'ultima vittima, Gareis. Tutti costoro non sono caduti in campo aperto, ma assassinati alle spalle. Mi attribuite la colpa della morte del cavalier Hess. Dal punto di vista umano, compiango la vittima, ma Hess non è stato assassinato, è caduto in seguito ad una azione rivoluzionaria, probabilmente combattendo. Nel Vogtland avevamo conquistato il potere, centinaia di proletari sono stati massacrati a tradimento. Dappertutto, sono riconoscibili, le tracce insanguinate dell'avanzata dell'esercito del Reich e della polizia di sicurezza. I loro cadaveri giacevano con il petto squarciato nelle fornaci per la calce del villaggio. Non si è però trovato procuratore o giudice per perseguire quei delitti. Alla fabbriche di Leuna, quarantasei operai sono stati bestialmente assassinati dalla polizia.
A Hettstedt due operai sono stati massacrati dalla polizia. Un operaio di 18 anni è stato ucciso per strada senza alcun motivo. Un giovane di sedici anni non voleva farsi perquisire, è stato messo al muro, ucciso. Quando era già morto, un ufficiale lo prese a calci in faccia.

Io credo che non vogliate ascoltare. Questo processo ha dimostrato che l'imputato non sono io, ma l'ordine borghese. Tutte le vostre sentenze sono giudizi contro il proletariato rivoluzionario. Voi non condannate me, ma voi stessi. Sono convinto che avete fornito più argomenti voi alla rivoluzione, attraverso questo processo, di quanti ne abbia dati io durante tutta la mia attività rivoluzionaria. Se non avessi visto con quale disprezzo della morte combattevano gli operai rivoluzionari, non troverei oggi la forza per sopportare i vostri maltrattamenti. Per non perdere la fiducia quando mi trovo in cella, mi affido alla solidarietà dei militanti rivoluzionari. Se vi affronto in questo modo - voi la chiamate sfrontatezza, io coscienza di classe rivoluzionaria - è perché sono certo di non dover affrontare da solo questa immensa battaglia. Vi sono milioni di uomini su questa terra che stanno dalla nostra parte, e diventeranno centinaia di milioni. Questa certezza mi dà la forza di sopportare ciò che mi infliggete. Spero che il proletariato rivoluzionario regolerà i conti con voi una volta per tutte. Voi affermate che ciò non vi fa paura. Vi conosco troppo poco per poter giudicare del vostro coraggio personale, ma sono certo che la società borghese di cui voi siete rappresentanti trema oggi davanti al proletariato rivoluzionario. Infatti, oggi potete giudicarmi solo perché protetti dalla forza armata, la polizia che è qui per reprimere il proletariato rivoluzionario.

Ho già detto che non voglio rispondere alle accuse. Non riconosco le conclusioni del pubblico ministero, non riconosco il verdetto della giuria. Per me si tratta soltanto di chiarire alla classe operaia i motivi delle mie azioni. Difendo le mie azioni col coraggio che ogni militante rivoluzionario  deve avere. Se avessi ucciso un uomo per necessità o se avessi dato ordini in tal senso, lo ammetterei. Oggi pronuncerete la mia condanna a morte. Ucciderete ben poca cosa: soltanto la mia carne. Ma lo spirito non potrete ucciderlo. Annientate Max Holz, ma sorgeranno migliaia di altri Holz, i quali non useranno le buone maniere per fare la rivoluzione.
Verrà un giorno in cui il proletariato non potrà più dire: "non possiamo combattere, non abbiamo armi". Il nemico sarà affrontato con le mani e con i pugni. La classe dominante conserverà il potere sin tanto che potrà permettersi di mettere in fuga diecimila dimostranti con due o tre mitragliatrici. Quando il proletariato afferrerà le armi e le rivolgerà contro i suoi nemici, la rivoluzione sarà alle porte. E' di questo che voi e la classe dominante dovete aver paura.

In Germania, nel 1918, non è avvenuta una vera rivoluzione. I vili regnanti sono fuggiti e i "prodi" signori Ebert e Scheidemann si sono accomodati sulle poltrone rimaste vuote. Conosco due sole vere rivoluzioni: quella francese e quella russa. Quella tedesca supererà  in atrocità tutte quelle precedenti, per gli orrori che la borghesia ha fatto subire al proletariato. La borghesia ha operato in modo freddo, calcolatore, mentre il proletariato non ha ancora trovato risposta. I sentimenti sono ancora prevalenti. Ma verrà il giorno in cui il proletariato vorrà vendicarsi, poiché sarà guidato da una fredda ragione. La vostra condanna non varrà per me più di un esame scolastico. Se mi dichiarate innocente - cosa che naturalmente non prevedo e che voi non potete permettervi - domani ci saranno a Berlino quattro persone morte: tre giudici e un imputato. Voi dovreste suicidarvi, poiché non potreste più farvi vedere tra i membri della vostra classe. Io dovrei togliermi la vita, poiché mi vergognerei di fronte al proletariato rivoluzionario.

Potete anche condannarmi a dieci, quindici anni di prigione, all'ergastolo, oppure a morte. Dieci anni rappresentano per me un "quattro", quindi anni sono un buon voto, il carcere a vita è una lode. Se invece mi condannate a morte, sarebbe il miglior giudizio che potreste dare di me. Dimostrerete agli operai rivoluzionari di tutto il mondo che un vero rivoluzionario può essere battuto solo dalla morte. Non chiedo di fare di me "un eroe". Gli eroi borghesi, di cui voi andate pazzi, non lo ho mai potuto soffrire. Eroe borghese significa per me un modo di vita estraneo a quello degli operai. Per voi, significa pancia piena , testa vuota e cappello a cilindro. Per me, c'è un solo eroe proletario, che voi non mi potrete contestare. Eroismo proletario significa solidarietà tra tutti gli sfruttati, significa dimostrare attraverso l'azione che ci si schiera con i propri compagni e che si combatte insieme a loro.

Vi ho rivolto accuse pesanti, sebbene per principio non sia mia intenzione rivolgervi la parola. Quali amministratori della giustizia di una classe non posso pretendere da voi che le mie parole abbiano qualche effetto. So che la società borghese, di cui voi siete qui i rappresentanti, non sarà conquistata con le parole, con la propaganda o con i libri. Solo davanti alla dura realtà dei fatti, solo allora, vi piegherete. Il pubblico ministero mi ha detto durante l'istruttoria: "se tutti gli operai approvassero le vostre idee, vi sarebbe facile giungere al potere utilizzando il suffragio universale". Gli ho dunque risposto: "con questa affermazione non tenete conto dei reali rapporti di potere. Il popolo tedesco, attraverso la scuola, la chiesa e la stampa, ha appreso un precisa ideologia, quella per cui ognuno deve piegarsi all'autorità superiore. Nel contempo , queste istituzioni si rafforzano nell'idea che devono esistere i ricchi e i poveri, come vuole la legge divina,
Affinché i poveri possano andare in paradiso. Il popolo tedesco deve prima liberarsi di queste illusioni. Proprio il vostro giudizio potrà servire al proletariato per liberarsi dall'ideologia che voi  con l'aiuto della scuola, della chiede e della stampa - gli avete inculcato. Il proletariato deve essere strappato dalla sua apatia ...




A questo punto il presidente tolse definitivamente la parola ad Holz che in risposta urlò: "potete togliermi la parole, ma non potrete uccidere le mie idee"

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