giovedì 1 dicembre 2016

Fidel Castro, il tuo popolo ti amerà per sempre, di R. Correa

Il discorso integro del presidente dell'Ecuador, Rafael Correa, nell'atto politico culturale in omaggio postumo al leader storico della Rivoluzione cubana, Fidel Castro, pubblicato dall'Agenzia di Stampa Prensa Latina

Popoli della Nostra America e del mondo: Fidel è morto. Morì invincibile, solo l'inesorabile passo degli anni ha potuto sconfiggerlo.

Morì lo stesso giorno in cui 60 anni prima, con 82 patrioti, partì dal Messico per fare storia. Morì facendo onore al suo nome: Fidel, degno di fede. La fede che ha depositato in lui il suo popolo e tutta la Patria Grande; fede che non è mai stata delusa, e peggio, tradita.

Quelli che muoiono per la vita non possono chiamarsi morti. Fidel continuerà a vivere nei volti dei bambini che vanno a scuola, dei malati con le loro vite salvate, degli operai padroni del frutto del loro lavoro. La sua lotta continua nello sforzo di ogni giovane idealista deciso a cambiare il mondo.

Nel continente più disuguale del pianeta, ci hai lasciato l'unico paese con zero denutrizione infantile, con la speranza di vita più alta, con una scolarizzazione del 100%, senza nessun bambino vivendo per strada

Valutare il successo od il fallimento del modello economico cubano, facendo astrazione da un bloqueo criminale di più di 50 anni, è ipocrisia pura. Qualunque paese capitalista dell'America Latina collasserebbe a pochi mesi da un bloqueo simile.

Probabilmente, per la tua formazione gesuita, hai capito molto bene, come diceva San Ignazio di Loyola, che in una fortezza assediata qualsiasi dissidenza è un tradimento.
Per valutare il suo sistema politico, bisogna capire che Cuba ha vissuto una guerra permanente. Dall'inizio della Rivoluzione esiste una Cuba del nord a Miami, insidiando permanentemente la Cuba del sud, quella libera, la degna, la sovrana, la maggioritaria nella terra madre, non in terre strane (Applausi). Non hanno invaso Cuba perché sanno che non riuscirebbero a sconfiggere tutto un popolo.
Qui, in questa isola meravigliosa, si sono costruite muraglie, ma non di quelle che costruiscono gli imperi, bensì muraglie di dignità, di rispetto, di solidarietà.
Cuba continuerà ad andare avanti per i suoi principi rivoluzionari, per il suo straordinario talento umano; ma anche perché la Resistenza è integrata nella sua cultura, e con l'esempio di Fidel, il popolo cubano non permetterà mai che il suo paese ritorni ad essere una colonia di un impero qualsiasi.
Non ci sono esseri umani né azioni trascendenti che non abbiano detrattori, e Fidel e la sua Rivoluzione trascesero nello spazio e trascenderanno nel tempo.

Con te si realizza quello che il nostro vecchio lottatore, il generale Eloy Alfaro, amico di Martì, normalmente diceva: Se invece di affrontare il pericolo, io avessi commesso la viltà di passare al nemico, avremmo avuto pace, molta pace: la pace per essere una colonia.

Cuba fu solidale con la Rivoluzione Liberale di Alfaro della fine del XIX secolo ed è stata solidale con la nostra Rivoluzione Cittadina del XXI secolo.
Ti ringrazio, Fidel; ti ringrazio, popolo cubano.

La maggioranza ti amò con passione, una minoranza ti odiò; ma nessuno ha potuto ignorarti. Alcuni lottatori nella loro vecchiaia sono accettati perfino dai loro più recalcitranti detrattori, perché smettono di essere pericolosi; ma tu non hai avuto neanche questa tregua, perché fino alla fine la tua parola chiara e la tua mente lucida non hanno lasciato principi senza difendere, verità senza dire, crimini senza essere denunciati.

Bertolt Brecht diceva che solo gli uomini che lottano tutta la vita sono imprescindibili. Ho conosciuto Fidel e so che non cercò mai di essere imprescindibile, ma sì so che lottò tutta la vita. Nacque, visse e morì con la testardaggine di quello che oggi risulta ostinato: la testardaggine di assumere il nemico, la testardaggine di vivere senza avere un prezzo.
Noi continueremo a giocare alle cose perse e tu continuerai a vibrare sulla montagna con un rubino, cinque strisce ed una stella.

Nuovi temporali colpiscono Nostra America, magari più forti di quelli che sfidasti durante 70 anni di lotta, prima come studente e poi nel Moncada, dopo come guerrigliero nella Sierra Maestra, e, finalmente, al fronte ad una rivoluzione trionfante.
Oggi più uniti che mai, popoli della Nostra America!
Caro Fidel, la tua profonda convinzione martiana ti portò a stare sempre non dal lato in cui si vive meglio, bensì dal lato in cui sta il dovere.

Rivoluzione è sentire il momento storico; è cambiare tutto quello che deve essere cambiato; è uguaglianza e libertà piene; è essere trattato e trattare gli altri come esseri umani; è emanciparci da soli e grazie ad i nostri sforzi; è sfidare poderose forze dominanti dentro e fuori dall'ambito sociale e nazionale; è difendere valori nei quali si crede al prezzo di qualsiasi sacrificio; è modestia, disinteresse, altruismo, solidarietà ed eroismo; è lottare con audacia, intelligenza e realismo; è non mentire mai né violare principi etici; è convinzione profonda che non esiste forza nel mondo capace di schiacciare la forza della verità e delle idee.

Con te, Comandante Fidel Castro Ruz, con Camilo Cienfuegos, col Che, con Hugo Chavez Frias, imparammo a credere nell'Uomo Nuovo latinoamericano capace di combattere con organizzazione e coscienza la lotta permanente delle idee liberatrici per costruire un mondo di giustizia e di pace.
Per queste idee continueremo a lottare, Lo giuriamo!
Un abbraccio solidale a Dalia, a Raul, ai tuoi figli.
Hasta La Victoria Siempre, Comandante"

lunedì 14 novembre 2016

Moldavia, vince il socialista filorusso Dodon

"Sta per iniziare un nuovo ciclo di sviluppo per il nostro paese", queste le prime parole del presidente socialista della Moldavia, Igor Dodon. Il presidente ha già annunciato, su una Tv russa, che proporrà delle elezioni anticipate che si potrebbero svolgere nel 2017. Un presidente con le idee chiare, mandare a casa l'attuale governo filo-UE e riavvicinarsi politicamente ed economicamente all'amica Russia. Anche la Moldavia, come la Bulgaria, invece di sposare l'europeismo, ha guardato ad Est.
Il neo presidente ha ringraziato i suoi elettori, e ha promesso a tutto il popolo moldavo che sarà un vero patriota, un presidente di tutti, sia degli elettori di destra, sia di quelli di sinistra, sia dei sostenitori dell'UE, sia dei filo russi. Ha chiesto all'opposizione di rispettare l'esito popolare e ti calmare i bollenti spiriti che potrebbero alimentare odio e tensioni nella società.


APS

Il neo presidente bulgaro Radev si unisce a Putin e Trump

L'europa non si è ancora ripresa dalla vittoria di Trump che deve subire un altro duro colpo.
Il nuovo presidente della Bulgaria è Rumen Radev, indipendente, candidato dal Partito Socialista Bulgaro, eletto con quasi il 60% dei voti.
L'ex comandante dell'aeronautica militare bulgara è un uomo considerato vicino a Mosca e a Vladimir Putin.
Il neo eletto ha affermato di aver portato avanti una campagna etica, la sua è "una vittoria morale". Entrerà in carica ufficialmente il 22 gennaio, Radev ha già dichiarato che lavorerà per costruire un dialogo costruttivo con la Russia di Putin e gli Stati Uniti di Trump e si impegnerà per eliminare le sanzioni europee contro Mosca.
Un presidente eletto grazie al sostegno dei comunisti, dei socialisti, ma anche dei nazionalisti. E' molto probabile che Radev scioglierà il parlamento per far tornare il paese alle urne nel marzo 2017.
La sfida della sinistra bulgara, di scegliere un candidato che potesse vincere unificando la nazione, almeno elettoralmente, è stata vinta.


APS

mercoledì 9 novembre 2016

Putin, Trump e le nuove relazioni tra Russia e USA

Ha vinto. Una sorpresa che qualcuno aveva previsto. Cinque giorni fa su Patria del Ribelle News avevo riportato la previsione di Moore sulla vittoria di Trump grazie agli stati del Midwest (Michigan, Ohio, Pennsylvania e Wisconsin) e alla crisi sociale di alcuni stati. Una vittoria che preoccupa i molti e che potrebbe rivoluzionare gli scenari geopolitici, dalle relazioni con la Russia al conflitto siriano. La sconfitta Hillary Clinton aveva affermato che la Siria ed Assad sarebbero stati il suo primo obiettivo internazionale. Assad resiste e Damasco appare come una nuova stalingrado.

Il primo a congratularsi con Trump è stato il presidente russo Vladimir Putin, il quale vorrebbe instaurare un dialogo costruttivo su temi come la pace, l'uguaglianza, il rispetto internazionale e la distensione geopolitica. L'obiettivo di Putin è di costruire relazioni tra i due paesi per risolvere i problemi urgenti della politica  internazionale, per trovare risposte alle sfide del XXI secolo, a partire dal problema della sicurezza globale e della guerra al terrorismo.

lunedì 7 novembre 2016

Ortega, e il Fronte Sandinista, hanno vinto le elezioni

La rivoluzione, in Nicaragua, non si arresta. Il candidato del Fronte di Liberazione Nazionale Sandinista ha vinto le elezioni con il 72,1%. Questo l'esito popolare che ha rieletto presidente del Nicaragua Daniel Ortega, una conferma che dimostra l'elevata popolarità dell'ex comandante sandinista. Migliaia di cittadini sono scesi in piazza per festeggiare.

Il Presidente di Cuba, Raul Castro, si è congratulato per questa vittoria elettorale e in una nota ha affermato che "la nostra America può continuare a contare su di voi per avanzare nel tentativo di ottenere giustizia e prosperità per i nostri popoli, e la tanto necessaria integrazione latinoamericana e caraibica".

Felicitazioni e complimenti sono giunti anche dal Presidente del Venezuela Maduro.

APS

sabato 22 ottobre 2016

L'appello di Xi Jinping: la lunga marcia del XXI secolo

Una grande festa, in Cina, per l'80anniversario della Lunga Marcia, al quale hanno aderito oltre 3mila spettatori, tra cui il presidente Xi Jinping. Un gran gala', con balli e canti, che hanno glorificato e ricordato le grandi difficoltà dell'Armata rossa cinese durente il periodo 1934-1936.
Sacrificio e sofferenza che furono supportate da un grande sogno, il comunismo e l'indipendenza. Dall' ottobre 1934 all' ottobre 1936, gli operai, i contadini e i soldati lasciarono le loro basi e marciarono lungo fiumi impetuosi, montagne innevate e prati aridi per rompere l'assedio del Kuomintang, il Partito Nazionalista, e per continuare a combattere gli invasori giapponesi. Una lunga marcia di 12.500 chilometri.

venerdì 21 ottobre 2016

I comunisti d'Ungheria per il NO e contro l'Unione Europea

I media di tutta Europa titolano "sconfitta di Orban", ma è evidente che ancora una volta, ad essere sconfitta è stata l'Europa che tenta, coi tutti i suoi mezzi di informazione, di far credere che l'Unione Europea è unita e salva. Ma è evidente a tutti che non è cosi, e la Brexit lo ha dimostrato.
Le forze governative hanno sostenuto il NO, le forze di centrosinistra hanno invitato all'astensione, mentre i comunisti hanno fatto campagna elettorale per il NO.

I comunisti d'Ungheria hanno analizzato l'esito del referendum che chiedeva: "Vuoi permettere all’Unione Europea di imporre l’arrivo di cittadini non ungheresi senza l’approvazione del Parlamento?" (in base alla disposizione del Consiglio Europeo dell'anno scorso, che trasferirebbe 120mila rifiugiati per l'Europa, la quota prevista per l'Ungheria si aggirerebbe intorno ai 1294persone. Al referendum ha votato il 43,9%, e quindi per poco il quorum non è stato raggiunto. Ma a votare No è stato il 98% degli elettori, circa 3,3 milioni di persone hanno detto No all'ingresso forzato nel territorio ungherese di migranti.

I comunisti d'Ungheria non sono daccordo con chi vuole ignorare il significato politico di questo voto solo perchè il quorum non è stato raggiunto. Il voto del referendum riflette la crisi del capitalismo europeo e dell'Unione Europea.
Il Partito dei lavoratori ungheresi ha usato il referendum per dire al popolo quello che pensa:  "l'introduzione di massa dei migranti è una minaccia economica, sociale e culturale. Umanamente ci sentiamo vicini al fronte di guerra, e vogliamo una vita migliore per i migranti in fuga, ma l'aiuto non è abbracciarli nelle nostre case. Le potenze capitaliste dell'UE, che sono anche a capo della NATO, dovrebbero essere costrette a lasciare le guerre in Siria, Afghanistan e altrove, creando condizioni di vita normale per le persone che abitano questi territori" per questo "colleghiamo la protezione dell'indipendenza nazionale, la lotta contro l'Unione europea, la tutela dei diritti sociali dei lavoratori"
Il Munkaspart sta combattendo questa battaglia per la classe operaia, "noi crediamo che per migliorare le condizioni di vita bisogna superare il capitalismo, il dominio del capitale, e costruire una società in cui le persone contano più del denao. La crisi del capitalismo può essere risolta in un solo modo: con la costruzione di una nuova società, con il socialismo"

APS

domenica 16 ottobre 2016

Jill Stein: la Clinton vuole iniziare una guerra nucleare

Jill Stein è la candidata del Green Party of the United States alle prossime presidenziali americane, una candidata di sinistra che cerca di raccogliere consensi nell'elettorato deluso da Sanders e dalla sua decisione di sostenere la Clinton alle prossime elezioni.
Secondo la candidata dei verdi il repubblicano Trump è meno pericoloso della Clinton.

sabato 15 ottobre 2016

Renzi e il piano d'invasione della Russia.

La guerra economica contro la Russia
Apparentemente è stata sola una battuta scherzosa quella del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che rivolgendosi al Presidente della Repubblica ha affermato: "Si stava progettando il piano di invasione della Russia". Ma è un brutto scherzo che vuole nascondere una verità innegabile. L'Italia è già in guerra con la Russia, una guerra economica che sta danneggiando soprattutto le aziende italiane e i suoi lavoratori. Le sanzioni proseguono, proprio in questi giorni è in atto uno scontro istituzionale tra l'Italia e l'Ucraina. Una delegazione di consiglieri regionali e rappresentanti dell'imprenditoria italiana è andata in Crimea per stipulare accordi commerciali, una visita organizzata dalla Fondazione "Forum Economico Internazionale di Yalta" . La rivoluzione colorata d'Ucraina fa parte di quel vasto progetto statunitense di espansione ad est ed aggressione al territorio ex sovietico. Il popolo di Crimea, dopo la crisi in atto e con un referendum popolare (il SI è stato del 96%), è tornata russa.
E ora la nuova "democratica" Ucraina sostenuta dai potenti "democratici" dell'Unione Europea vorrebbe vietare rapporti commerciali tra la Crimea e il resto del mondo, tra cui l'Italia.

mercoledì 5 ottobre 2016

Il maoista Prachanda è stato eletto Primo Ministro in Nepal

Il compagno Prachanda è stato eletto primo ministro della Repubblica democratica del Nepal. Fu già Primo ministro dal 2008 al 2009.
Mercoledì il Parlamento del Nepal ha eletto come primo ministro l'ex ribelle maoista Pushpa Kamal Dahal, 363 voti favorevoli su 573, il quale è stato protagonista della guerra civile che ha sconfitto la monarchia feudale.
Il comunista ha affermato: "Lavorerò per l'unità nazionale, per promuovere l'interesse del Paese e la sua gente"
In politica estera ha già dichiarato di voler continuare i patti siglati con Cina e India dal governo precedente.
L'elezione di Prachanda è stata possibile grazie al supporto del Partito Comunista Unificato del Nepal (maoisti), del Partito Comunista del Nepal (Marxisti-leninisti) e del Partito del Congresso Nepalese (socialdemocratici)

Andrea 'Perno' Salutari