Visualizzazione post con etichetta Politica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Politica. Mostra tutti i post

giovedì 12 maggio 2016

Benvenuti diritti civili, addio diritti sociali

Renzi il trionfatore, che senza sinistra e con il tradimento grillino, vince nonostante le intimidazioni di una parte del mondo cattolico. Il premier riesce dove tutti, a sinistra, avevano fallito, qualcuno ricorda i Pacs, i Dico, le battaglie sterili del Governo Prodi?
Sono passati quasi 30 anni, era il 1988, dalla prima proposta di legge scritta dal parlamentare socialista Alma Agata Cappiello per il riconoscimento di convivenza.
Oggi le unioni civili, anche in Italia, sono legge.
Renzi festeggia insieme ai tanti che oggi si sentono finalmente riconosciuti. "In queste ore decisive - dice il Premier - tengo stretto nel mio cuore il pensiero e il ricordo di Alessia. E questo mi basta. Perché le leggi sono fatte per le persone, non per le ideologie. Per chi ama, non per chi proclama
Scriviamo un’altra pagina importante dell’Italia che vogliamo. Lo facciamo mettendo la fiducia perché non erano possibili ulteriori ritardi dopo anni di tentativi falliti. Lo facciamo con umiltà e coraggio. Ma lo facciamo adesso perché in Italia non è più possibile continuare a rinviare tutto
"

Anche l'Arcigay esulta parlando di passo storico
"Il riconoscimento delle coppie formate da persone dello stesso sesso - dice il presidente dell'Arcigay - è una battaglia che arriva da lontano, un testimone che è passato da una generazione all'altra, superando con tenacia le tante cadute. In questa giornata, perciò, il primo pensiero affettuoso lo rivolgo ai fondatori e alle fondatrici del nostro movimento, a chi ha gettato le basi di questo percorso in anni molto diversi da questi, più duri e più difficili. A quelli che nella lotta sono invecchiati e a quelli che purtroppo non ci sono più, ha chi iniziato e chi ha saputo raccogliere il testimone: a tutti e tutte loro va sempre, ma oggi in particolare, la nostra riconoscenza. Il secondo pensiero va ai tanti e alle tante che presto potranno condurre in porto, grazie a questa legge, il proprio progetto di vita: con loro brindiamo al grande giorno. Questa legge arriva con molto ritardo e con molti limiti, di questo siamo consapevoli. Ma abbatte un muro e segna una tappa importante: da qui dobbiamo subito ripartire per rilanciare la battaglia per la piena uguaglianza. Perciò è con questo augurio e con lo sguardo orientato al futuro e ai traguardi che verranno che noi oggi alziamo i calici e le nostre bandiere arcobaleno"

Gioia intensa per la condotteria, la senatrice Monica Cirinnà che intervistata su L'Unità non riesce a trattenere il malcontento per "l’assenza del riconoscimento della genitorialità e dei bambini delle famiglie arcobaleno", ribadendo che "l’uguaglianza vera è solo il matrimonio". La delusione più grande è rivolta verso il tradimento del Movimento Cinque Stelle. La senatrice ricorda quel 16 febbraio, "quando il tradimento, la coltellata alle spalle del Movimento 5 Stelle ha fatto sgretolare quell’accordo che durava da due anni, un vero e proprio tradimento ad un patto sancito anche la sera prima con alcuni messaggi a me e ad altri colleghi. Arrivare in Aula e sentire la dichiarazione dei Cinquestelle che annunciavano che non avrebbero più votato l’emendamento premissivo e che avrebbero fatto decadere così il nostro accordo, è stato veramente brutto. Loro pensano di aver tradito Monica Cirinnà o di aver dato una coltellata al Pd: errore. Loro hanno tradito le coppie omosessuali che chiedevano da anni diritti e soprattutto hanno tradito le famiglie arcobaleno. A quel punto, il rischio di voto segreto ci ha fatto decidere di non rischiare e siamo dovuti tornare nell’accordo di maggioranza e lì Alfano ci ha chiesto lo stralcio. Ma quello che conta, alla fine, è che ce l’abbiamo fatta. Di questo sì, sono felice."


Ma quali sono i punti principali della legge?
Viene costituita l'unione civile "di fronte all'ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni", una sorta di matrimonio di seconda categoria.
Sarà possibile la comunione dei beni.
La coppia potrà stabilire il cognome comune
La norma sulle adozioni, la stepchild adoption è stata cancellata dopo il tradimento dei Cinque Stelle.
Le coppie potranno fissare una residenza comune, e in caso di morte di un partner, l'altro avrà il diritto di subentrare nel contratto di locazione.
Il convivente avrà gli stessi diritti dei coniugi nell'assistenza in ospedale e potrà "designare l'altro quale suo rappresentante con poteri pieni o limitati in caso di malattia che comporta incapacita' di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute; e in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalita' di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie"
Le coppie potranno sottoscrivere rapporti patrimoniali e la comunione dei beni ed "entrambe le parti sono tenute ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacita' di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni".
Non è stato inserito l'obbligo di fedeltà per le coppie gay, questo lo differenzia dal matrimonio e lo scioglimento dell'unione civile si svolgerà davanti all'ufficio di stato civile.

Il punto più delicato è la questione sulle pensioni, sull'eredità e sul tfr, dove ad essere maggiormente danneggiato è il figlio di uno dei due partner, con la nuova legge la pensione di reversibilità e il Tfr maturato spettano solo al partner dell'unione creando una disegualianza sociale. Proprio come è già successo con i diritti sociali o le tutele dell'Art. 18. Il governo mira a cancellare le diseguaglianze, ma al ribasso. Togliendo i diritti, sacrosanti. Il governo vuole farli apparire come "costosi privilegi". Togliere diritti in modo che nessuno più li abbia, come è già successo sul mondo del lavoro.
Mentre la Francia è in lotta per il loro "job acts", l'Italia festeggia senza capire che useranno i diritti civili per affossare quelli sociali.
Oggi è una bella giornata, ma non è ora di festeggiare. Bisogna lottare.

Andrea 'Perno' Salutari

giovedì 7 aprile 2016

PD e PRC in Sinistra Italiana

Alfredo D'Attorre: "Laicamente, la sinistra è qui. Basta restare lì a prendersi schiaffi per non si sa che cosa, uniamo le forze. Lo dico a Cuperlo, a Bersani, a persone alle quali non ho mai smesso di essere legato. Come si fa a essere contemporaneamente contro il Partito della nazione e con Renzi nelle riforme? E' una contraddizione che dovrebbe essere risolta"

La crisi della sinistra di governo è senza fine. Il renzismo ha momentaneamente sospeso la coalizione PD-SEL che alle ultime elezioni ha portato il Partito Democratico al governo. La sconfitta di Vendola alle primarie, e di Bersani nel PD, ha promosso la figura di Renzi, un progetto politico in piena continuità con la fondazione del Partito Democratico di Veltroni. Chi oggi, nel PD, alza la voce, spesso lo fa semplicemente perchè da fondatore del partito oggi è solo una voce di minoranza, emarginato dai suoi poteri, pensiamo a Letta, Bassolino, D'Alema, Cofferati e tanti altri.
Una forza di centro che ha succhiato i voti alla sua sinistra. Fino a pochi anni fa, i partiti alla sinistra del PDS prima, e del PD poi, avevano un potenziale che superava anche il 10% nelle amministrative, un po' meno nelle politiche/europee. Oggi lo spazio politico si è ridotto, e la principale formazione politica, SEL, ha perso attrazione, mentre il partito più storico, Rifondazione Comunista, scissa ulteriormente, non possiede più credibilità.

Vendola: "E' tempo di ripartire, è tempo di innovare, è tempo di restituire alla parola sinistra un senso, una funzione educatrice, una credibilità che alimenta speranza. Il partito di cui sono leader, Sinistra ecologia e libertà, porta in dote qui dentro, in questa più larga comunità politica, la ricchezza della sua storia e del suo pluralismo, la generosità e l'umiltà di chi ogni giorno ha voluto rimettersi in discussione e il coraggio di respingere le lusinghe del governismo e del trasformismo. E' tempo di mettere in campo la sinistra del futuro: una sinistra radicale di governo, un partito accogliente e caldo, un luogo di scambio solidale e di connessione con i saperi e con il pensiero critico. Fuori dalla solitudine individuale c'è ancora lo spazio di una speranza collettiva"

Che fare? Dare un nuovo nome ad una vecchia politica sinistra. SEL tenta la trasformazione in Sinistra Italiana, aperta a tutti. Il 2-3-4 dicembre ci sarà "il Congresso fondativo" del nuovo partito della Sinistra Italiana, il comitato promotore sarà di circa 150 membri, di cui SEL ne avrà il 50%. Qui sotto il documento politico.

Documento politico
Ci siamo incontrati a Cosmopolitica, un'assemblea straordinaria con oltre 3500 persone da tutt'Italia. Insieme abbiamo dato inizio al percorso costituente di una nuova forza politica, Sinistra Italiana. È un cammino che ci vedrà impegnati da nord a sud per costruire una forza politica moderna, radicata, democratica ed innovativa che difenda le ragioni dei più deboli e si batta per una società pienamente equa e libera. A dicembre si terrà il congresso fondativo in cui decideremo tutto insieme. Per questo abbiamo la necessità di conoscerci e confrontarci sui temi e sul nostro profilo politico, culturale e programmatico. Per farlo promuoveremo iniziative in tutt'Italia e utilizzeremo Commo la piattaforma digitale per la partecipazione e la co-decisione di cui è online una versione base che implementeremo tutti insieme nei prossimi mesi. Da questo sito puoi aderire al processo costituente, avrai non solo diritto di partecipare al Congresso fondativo e al percorso di partecipazione dei prossimi mesi. Se non sei già iscritto a Commo verrà attivato un nuovo account con cui poterti confrontare e partecipare alle consultazioni verificate. Partecipa, contribuisci anche tu a dare vita alla forza di sinistra che serve all'Italia e che manca in Europa. È tempo di cambiare.

Nel gruppo operativo troviamo senatori di SEL, come De Cristofaro, ex dirigenti del PD, come D'Attorre, dirigenti di Rifondazione Comunista, come Grassi, e fondatori del Partito Democratico, come Cofferati.


Il Partito Democratico, dal 2007, continua il rafforzamento della sua progettualità.
La sinistra di governo, dal 2008, continua a perdere fiducia e corpo elettorale. Poco autonomi, per nulla alternativi. Sinistra Italiana tenterà di sopravvivere al renzismo. Al progetto della SEL allargata aderiscono ex PD e ex PRC.
In tutto questo, i comunisti che non aderiranno a Sinistra Italiana, emarginati dal "gioco politico nazionale", divisi e conflittuali, riusciranno a sopravvivere a loro stessi? Un quesito che va oltre alla provocazione.

Andrea 'Perno' Salutari

sabato 12 dicembre 2015

La sinistra italiana è una sola

Il punto d'origine della sconfitta: la Sinistra Arcobaleno.
L'agonia della sinistra italiana, da quella tutt'ora comunista a quella ex comunista, ha sempre un punto d'origine: il 2008. La storia narra di un governo, guidato da Prodi, che si reggeva voto dopo voto grazie a curiosi "compagni" di avventura come Cossiga e Andreotti. Quel governo durò meno di due anni, ma le conseguenze dieci anni dopo le stiamo ancora pagando.
Nacque il Partito Democratico e la risposta della sinistra fu disastrosa. La stampa la chiamava "cosa rossa", ma gli italiani l'hanno conosciuta come Sinistra Arcobaleno. Fu la fine del centrosinistra e per la prima volta dalla storia della Repubblica italiana, i comunisti non ottennero una rappresentanza parlamentare. Il dolore di un popolo vittima di un sistema cannibale e diseguale non aveva più voce nelle istituzioni, e le piazze non seppero reagire.
Il popolo di sinistra perse una voce unitaria e con essa la speranza di una società più giusta.

La divisione della sinistra, il VII congresso di Rifondazione Comunista
Fu in questo contesto che il più grande partito della sinistra italiana, Rifondazione Comunista, andò a congresso, il VII. Era il 2008, e si affrontarono due visioni opposte del futuro della sinistra. Ferrero e Vendola si scontrarono, con il partito di Diliberto attento osservatore.
Vendola assicurò che non avrebbe fatto nessuna scissione, pochi mesi dopo, smentendosi, lasciò Rifondazione Comunista e fondò Sinistra Ecologia Libertà, alleandosi ovunque con il Partito Democratico. Una scissione dolorosa, che dimezzò il consenso elettorale, la sua organizzazione e frantumò moltissimi rapporti politici e umani.
Ma qual era il motivo di scontro tra le due componenti comuniste: Vendola voleva sciogliere il partito, il resto del partito di oppose.
Ferrero, Grassi e Essere Comunisti, Giannini e l'Ernesto, Bellotti e Falce Martello, si unirono per sovvertire questa possibilità, e con un misero 51% sconfissero Vendola. Il partito si spaccò totalmente in due.
Ma non fu solo Vendola a lasciare Rifondazione, ma anche i compagni di lotta di Ferrero.
Grassi ed Essere Comunisti sono usciti da Rifondazione per fondare Sinistra e Lavoro, a sostegno di SEL o di Sinistra Italiana
Giannini e l'Ernesto sono usciti da Rifondazione per fondare MarXXI, a sostegno del Partito Comunista d'Italia
Bellotti e Falce e Martello sono usciti (silenziosamente) da Rifondazione per fondare Sinistra Classe Rivoluzione.

Ferrero è riuscito nell'impresa storica di far uscire d
al suo partito non solo i suoi "nemici" interni, ma anche gli stessi suoi alleati.


La posizione di Ferrero e Grassi rispetto alle costituenti di sinistra nel 2008.
Il punto di divisione ha riguardato e riguarda invece la prospettiva del «superamento» di Rifondazione Comunista in un nuovo soggetto politico. Questa proposta è stata avanzata autorevolmente e reiteratamente nel corso della campagna elettorale; ancora dopo la sconfitta ci è stato proposto di accelerare nel processo costituente della Sinistra Arcobaleno «con chi ci sta». Una prospettiva che non abbiamo condiviso e non condividiamo, nel merito e nel metodo, non discussa né decisa da alcun organismo dirigente del Partito. L’esistenza del Prc non è, per noi, in discussione né per l’oggi né per il domani. [..]
È questo il presupposto per la ripresa della costruzione dell’unità della sinistra in Italia, rovesciando letteralmente il progetto della Sinistra Arcobaleno realizzato dall’alto, senza chiarezza su nodi strategici fondamentali, come la questione del governo e la collocazione europea, e mortificando le identità politico-culturali delle forze partecipanti.

Per diversi ordini di ragioni consideriamo sbagliata la proposta di una «costituente della sinistra».
In primo luogo questa proposta non fa i conti con la sconfitta della sinistra. Il punto su cui si è determinata la sconfitta non riguarda le forme di organizzazione della sinistra politica ma il rapporto tra la sinistra e la società. Siamo stati percepiti come non utili dai nostri referenti sociali e non siamo stati in grado di aggredire gli effetti della crisi della globalizzazione, il diffuso senso di insicurezza e paura su cui le destre populiste hanno costruito un processo egemonico che le ha portate al successo elettorale.

In secondo luogo la proposta di una «costituente della sinistra» aumenta la concorrenza interna alla sinistra stessa e questo è, con tutta evidenza, il contrario di ciò che serve per ripartire.

Una «costituente di sinistra» aprirebbe spazi politici alla proposta speculare di una «costituente comunista», altrettanto sbagliata perché fondata esclusivamente su base ideologica e simbolica, priva di respiro programmatico e di apertura ai movimenti, e dunque incapace di incidere positivamente sulla realtà.

In particolare la riproposizione del progetto della «costituente della sinistra» comporta la riduzione di Rifondazione Comunista a un fatto politicamente residuale e conservatore. La proposta di una «costituente della sinistra» non rappresenta quindi in alcun modo l’inveramento del progetto politico di Rifondazione Comunista ma la sua negazione in chiave moderata. Il cui unico effetto concreto sarebbe garantire la sopravvivenza di ceti politici nella dissoluzione del progetto politico, proprio quando questo si presenta come effettiva necessità storica e non come mera conservazione di un patrimonio.
Da ultimo, nella riduzione del comunismo, del femminismo e dell’ecologismo a «tendenze culturali» si è manifestato il tratto eclettico e politicista dell’operazione, tesa a ridurre i soggetti a «culture critiche».


La nascita di Sinistra Italiana.
La coerenza di Vendola, queste sue parole sono del 2008: "ciò che dunque è necessario, anzi decisivo per un avvenire del nostro patrimonio politico e per quello di un campo alternativo della sinistra in Italia, è l'avvio di un vero e proprio processo costituente. Che non ha e non può avere oggi esiti precostituiti, ma che si realizzi intorno ad un obiettivo limpido: costruire una nuova soggettività della sinistra, nella politica, nella società e nella cultura di questo Paese"
Ci ha provato con SEL, stringendosi in un abbraccio mortale con il Partito Democratico, ha giocato la carta della primarie perchè voleva guidare il centrosinistra.
Ha perso, contro Renzi. Ora riprova la stessa strategia politica, cambiando il nome: da Sinistra Ecologia Libertà a Sinistra Italiana.

Oggionni, l'ex coordinatore dei Giovani Comunisti (giovanile di Rifondazione Comunista) con chiarezza espone cos'è Sinistra Italiana.
"E noi? Che cosa facciamo? Facciamo, finalmente, quello che con Human Factor avevamo indicato e cominciato a sperimentare. Usciamo, finalmente, dall'attesa. Mettiamo in campo un processo che porti in tempi ragionevoli alla fondazione del nuovo partito della Sinistra Italiana. Con una cultura egemonica, irriducibile al minoritarismo di tante esperienze passate Per essere credibili servono però due cose. La prima: abbandonare una logica di relazione pattizia tra pezzi, tra componenti, tra organizzazioni, delegittimando definitivamente un'idea della politica chiusa, stantia, vecchia, che risponde semplicemente a una pretesa di autorappresentazione di gruppi dirigenti o di ex gruppi dirigenti. Abbandonare e delegittimare quindi ogni percorso federativo, confederativo, nel quale il soggetto politico si somma e non si sostituisce alle forme organizzate che oggi esistono.
Sinistra Italiana non è soltanto un gruppo parlamentare unitario, ma molto di più. È un processo da vivere democraticamente, una testa un voto, in cui il Principe siamo noi, collettivamente. Un Principe che pensa, costruisce e affina la propria cultura politica, agisce e decide. Una cosa seria, finalmente."


La sinistra italiana alleata al Partito Democratico
La Boldrini ha espresso la sua linea guida: sostegno al PD.
Più espliciti sono stati i "sindaci arancioni" di SEL, tutti eletti grazie al Partito Democratico.
La lettera di Pisapia, Doria, Zedda pubblicata su Repubblica

Caro direttore, le notizie che arrivano dalla Francia suonano come un ulteriore campanello d’allarme che deve farci riflettere e che impone, a chiunque possa, di fare qualcosa per impedire che la destra, il populismo e la paura vincano. Il nostro Paese – malgrado le tante difficoltà – sembrava stesse vivendo un accenno d’orgoglio e di ripresa. Ma già dopo gli attentati di Parigi, purtroppo, era diventato forte il rischio che si precipitasse nuovamente in una situazione di profonda preoccupazione, che nel futuro vede solo ombre. Oggi quell’apprensione si fa più forte. Per questo noi, che governiamo le nostre città con un approccio ideale e non ideologico, pensiamo che in un momento così difficile e complesso sia necessario ritrovare quell’unità aperta e larga del centrosinistra che, sola, può ridare fiducia alle cittadine e ai cittadini italiani. Per far questo è indispensabile ripartire dalle forze politiche che, insieme al civismo autentico, compongono, in gran parte d’Italia, il centrosinistra e che, con differenze ma unità di intenti, hanno saputo vincere e governare. Quelle forze sono principalmente il Partito Democratico, perno e componente maggioritaria, e Sel. Uno schema diverso rispetto a quello del governo nazionale, dove Sel è all’opposizione. Ma noi auspichiamo e lavoriamo affinché questa fase sia un momento transitorio. A partire dai Comuni.

La sinistra "arancione" di Fassina e Vendola.
La sinistra italiana non sarà un partito comunista, non sarà un partito socialista. E' un nuovo ulivo. Non è contro il Partito Democratico, ma è contro la linea di Renzi. La strategia è mutata. Vendola e Fassina hanno perso la loro battaglia contro Renzi. Vendola nella sfida per la leadership del centrosinistra, Fassina (insieme a Bersani e Cuperlo) nella sfida per riconquistare la guida del Partito Democratico.
Sono stati sconfitti e la politica di Renzi non fa prigionieri. Così è nata la nuova strategia, seguendo l'esempio dell'elezione in Liguria.
Se il Partito Democratico con Renzi è primo partito in Italia, se è il vincitore delle elezioni amministrative, Renzi è destinato ad essere il leader del centrosinistra e il segretario del Partito Democratico. Per farlo fuori devono creare le condizioni per far perdere il PD, finchè Renzi sarà segretario e premier. E non importa se a vincere sarà Salvini o Grillo. Il loro obiettivo è sottrarre a Renzi il potere politico. Così riprongono a livello nazionale il modello Liguria.

Il documento di Fassina, D'attorre e gli ex PD.
Il partito è stato ridotto ad appendice inerte del leader: comitato elettorale e ufficio stampa.  [..] Nell’impossibilità di qualsiasi verifica democratica interna, restare nel PD significherebbe sostenere il progetto renziano nei tre appuntamenti cruciali dei prossimi mesi: Se è così, è un dovere politico e storico avviare la costruzione di una nuova forza: larga, accogliente, aperta, in grado di dare rappresentanza a un vasto elettorato di centrosinistra oggi privo di riferimenti. Una forza che recuperi una radice ulivista, nel senso della pluralità delle culture politiche che devono alimentarla, a partire da quella del cattolicesimo democratico e sociale, e della determinazione a misurarsi con la sfida del governo. Tutt’altro rispetto a una ‘Cosa rossa’ settaria, protestataria e di testimonianza, che farebbe esattamente il gioco del Partito della Nazione renziano.

Lo stesso D'attorre più volte ha ribadito: Non sarà una ‘Cosa Rossa’. Vogliamo creare un partito di governo, largo e plurale, con le radici nell’esperienza di centrosinistra, ulivista, aperto al cattolicesimo democratico e sociale.
Anche Bersani è stato corteggiato, ma la sua risposta è stata chiara, onesta.
"Se io resto nel Pd non lo faccio perché ho una nostalgica passionaccia per la ditta, per motivi sentimentali. Lo faccio perché senza il Pd il centrosinistra non esiste perciò mi chiedo come fanno altri a pensare di costruirlo fuori dal Pd".
Bersani fa la guerra a Renzi dall'interno, Fassina e Vendola ci proveranno dall'esterno.

Gli addii a Sinistra Italiana (Landini, Civati, Ferrero)
Rinunce, addii, ripensamenti
Landini si è subito smarcato: Non ho creato la coalizione sociale per ricostruire la sinistra [..] Non mi interessa occuparmi di mettere insieme i cocci di chi sta a sinistra del Pd.
Civati ha subito capito l'inganno. Non una costituente della sinistra italiana, non un nuovo partito rinnovato in idea e uomini, ma un'operazione d'immagine per dare una nuova maschera al volto di Sinistra Ecologia Libertà. Le parole di Civati sulla sua mancata adesione: “Io non aderisco a un partito che nasce dallo spostamento di parlamentari da un gruppo all’altro –ha spiegato Civati- Non mi ha convinto questo passaggio burocratico con tutti che  confluiscono nel gruppo di Sel. Non bisogna partire dal Palazzo, che ormai è un problema. C’è bisogno di forze che nascano dalla società"

Rifondazione e la linea Ferrero è stata, ancora una volta, confusa.
All'interno del PRC, un gruppo di coraggiosi compagni, che non si sono ancora arresi hanno contestato la linea Ferrero che voleva entrare nel soggetto unitario della sinistra.
Questo il sunto della loro critica: "la costruzione dell’opposizione al Governo Renzi e alle politiche di austerità non può avvenire senza basi programmatiche esplicite di rottura con la gestione capitalistica della crisi. Ciò può nascere solo dal coordinamento e dall’unione dei conflitti diffusi, ricomponendo il blocco sociale di riferimento, piuttosto che dall’unione degli scranni parlamentari e dei vertici di partito, come le precedenti avventure, a partire dalla Sinistra Arcobaleno, ci hanno insegnato"
Ferrero spesso con toni entusiastici dichiarava: "a partire da gennaio con Fassina, Cofferati e Sel daremo il via a un processo costituente che durerà sei mesi, aperto agli uomini e donne che vorranno partecipare" fino alla resa finale, quando si è dovuto arrendere. Aveva due scelte. Sciogliere Rifondazione Comunista nella Sinistra italiana e diventare un militante di Vendola oppure abbandonare il progetto e restare il segretario (a vita?) del sempre più piccolo Partito della Rifondazione Comunista.
Con queste parole Ferrero ha annunciato, timidamente, la chiusura del dialogo: Noi non siamo d’accordo perché pensiamo che per “unire ciò che il neoliberismo divide” non serva un nuovo partito ma un soggetto unitario plurale, in grado di valorizzare tutte le soggettività sociali, politiche e culturali interessate a sconfiggere il neoliberismo: da Civati ai centri sociali.

La vittoria della sconfitta
La costituente della Sinistra andrà avanti, con SEL, il movimento di Fassina, Sinistra e Lavoro e chiunque vorrà starci.
Alle elezioni Sinistra Italiana sarà presente nelle principali città con la sigla "in comune", cancellando anche la parola sinistra dal simbolo. Gli altri partiti, se vorranno, potranno sostenere queste liste.
La rottura di Ferrero è arrivata soltanto per un motivo: doveva sciogliere Rifondazione e lui non può farlo. Non per una questione identitaria, ma per motivazioni di peso politico, data l'emorragia del suo corpo militante, 12mila iscritti per lo più over 50enni legati al partito più per questioni affettive che non di prospettiva politica.
Frantoianni, a nome di SEL, ha già dichiarato che la costituente andrà avanti con chi condividerà il loro percorso. E sarà indispensabile sciogliere i partiti di provenienza. La paura non è segreta. Creare l'ennessima federazione, con doppia tessera, per poi alla prima batosta elettorale rinunciare al progetto unitario per fondarne uno nuovo l'anno successivo. Rifondazione lo sa bene: dalla Sinistra Arcobaleno alla Federazione della Sinistra, da Rivoluzione Civile all'Altra Europa per Tsipras.
Tutte le forze politiche stanno forgiando la propria prospettiva.
Il Partito Comunista e il Partito Comunista d'Italia stanno ricostruendo due partiti, con immense difficoltà.
SEL e i fuori usciti dal Partito Democratico daranno una nuova immagine al loro soggetto unitario denominato Sinistra Italiana.
Civati, prendendo ispirazione dal movimento Podemos, ha già fondato il suo partito politico, giovane e rinnovato: Possibile!
Rifondazione Comunista, ancora una volta, viaggia nel limbo. Sola, conflittuale al suo interno, e con una linea che anno dopo anno, cambia.
Lacostituente della sinistra, ancor prima di nascere, si è dimostrata una presa in giro: l'ennesima.

Andrea 'Perno' Salutari

domenica 8 novembre 2015

Nasce la Sinistra Italiana del PD

Sono passati 10 anni, cambiano le sigle, non i nomi. Dopo la Sinistra Arcobaleno, la Lista Anticapitalista, la Federazione della Sinistra, la Rivoluzione civile, e l'Altra Europa con Tsipras, nasce una nuova "sinistra italiana". Smarrita del tutto la cultura e la storia del Partito Comunista Italiano, persa l'identità, i simboli, le radici. La sinistra parlamentare (eletta grazie al Partito Democratico) tenta l'ennesima aggregazione, creata dall'alto, per sopravvivere.
Alcune forze politiche di sinistra sono state tenute fuori dall'ammucchiata, altri, come Bersani e pezzi del PD non hanno aderito.

"Se io resto nel Pd non lo faccio perché ho una nostalgica passionaccia per la ditta, per motivi sentimentali. Lo faccio perché senza il Pd il centrosinistra non esiste perciò mi chiedo come fanno altri a pensare di costruirlo fuori dal Pd. La mia idea d'Italia sta qui. E se gli elettori abbandoneranno il partito, temo sia più facile che finiscano nelle braccia di Grillo piuttosto che in quelle di una sinistra che non è nel Pd". (Bersani) (1)


Il documento politico, in sintesi, dei fuoriusciti dal PD
(da Fassina, ex viceministro dell'economia nel governo Letta, a D'Attore, ex Responsabile nazionale per le Rifome del Partito Democratico)

La mutazione genetica del PD, nato come forza centrale del centrosinistra italiano, è purtroppo ormai compiuta [..]
L’esperienza renziana e le mutazioni introdotte non saranno una parentesi. Esse hanno ormai alterato in maniera irreversibile la percezione del PD e della sua funzione nell’immaginario collettivo. Non ha senso il confronto con altre forze della sinistra europea. Il PD non è il Labour Party o la SPD. [..]
I provvedimenti adottati in materia di lavoro, scuola, welfare, fisco indicano che il PD vive ormai con fastidio il modello di società disegnato dalla Costituzione repubblicana. Alla centralità del lavoro si è sostituita quella dei profitti, al principio di uguaglianza la retorica della meritocrazia che legittima la crescita reale delle diseguaglianze, alla progressività dell’imposizione fiscale l’adozione del motto berlusconiano “meno tasse per tutti”, all’universalità dei diritti sociali il primato di una presunta efficienza che apre il campo ai tagli al welfare e a un maggior spazio ai privati in campo sanitario e previdenziale. [..]
Il partito è stato ridotto ad appendice inerte del leader: comitato elettorale e ufficio stampa.  [..]
Nell’impossibilità di qualsiasi verifica democratica interna, restare nel PD significherebbe sostenere il progetto renziano nei tre appuntamenti cruciali dei prossimi mesi: le amministrative di primavera, il referendum costituzionale dell’autunno e le elezioni politiche che vi faranno seguito. Il rischio concreto è che l’Italia diventi l’unico grande Paese europeo in cui la sinistra viene completamente cancellata. [..]
Se è così, è un dovere politico e storico avviare la costruzione di una nuova forza: larga, accogliente, aperta, in grado di dare rappresentanza a un vasto elettorato di centrosinistra oggi privo di riferimenti. Una forza che recuperi una radice ulivista, nel senso della pluralità delle culture politiche che devono alimentarla, a partire da quella del cattolicesimo democratico e sociale, e della determinazione a misurarsi con la sfida del governo. Tutt’altro rispetto a una ‘Cosa rossa’ settaria, protestataria e di testimonianza, che farebbe esattamente il gioco del Partito della Nazione renziano. [..]
Bisognerà andare oltre una separazione tra riformisti e radicali che non regge più da nessuna parte del mondo e che indica solo una comune impotenza di fronte alla grandezza dei problemi posti dal capitalismo finanziario contemporaneo. [..]
Abbiamo bisogno di una sinistra europeista ma con un pensiero nuovo sull’Europa: il punto di partenza, dopo quello che è accaduto in Grecia e sta accadendo in Portogallo, non può essere che la difesa della democrazia costituzionale, della sovranità popolare e della pari dignità tra i popoli europei. Ogni retorica europeista che non parta di qui è, consapevolmente o meno, funzionale ai disegni dell’estabilishment finanziario, che sfrutta la forza evocativa degli “Stati Uniti d’Europa” non per costruire una democrazia europea, ma solo per svuotare ulteriormente le democrazie nazionali, assoggettandole al controllo di organi tecnocratici. [..]
Per fare questo dobbiamo unire le forze. Quelle di chi è già uscito dal PD o lo farà nei prossimi mesi. Quelle di SEL, che si è messa con generosità al servizio di un nuovo progetto politico a partire dai gruppi parlamentari, e delle altre formazioni di sinistra. Ma soprattutto bisogna intercettare le tante energie disponibili e disperse, comprese quello di un civismo democratico e sociale. [..]
Per ricostruire la sinistra, per ridare voce al lavoro, per l’Italia. (2)



Nasce la Sinistra Italiana
Se vogliamo affrontare le sfide della globalizzazione, trasformare questa crisi epocale in una opportunità, sconfiggere lo scetticismo e infondere un rinnovato entusiasmo, specialmente nelle giovani generazioni, non c'è alternativa ad una maggiore integrazione politica europea. Noi dobbiamo riprendere il percorso verso gli Stati Uniti d'Europa (Boldrini) (3)

Pubblico qui sotto il documento integrale della Sinistra italiana condiviso da Act!, Altra Europa con Tsipras, Futuro a Sinistra, Partito della Rifondazione Comunista, Possibile, Sinistra Ecologia Libertà.

1. NOI CI SIAMO, LANCIAMO LA SFIDA
Riteniamo non solo necessario ma non più procrastinabile avviare ORA il processo costituente di un soggetto politico di sinistra innovativo, unitario, plurale, inclusivo, aperto alle energie e ai conflitti dei movimenti dei lavoratori e delle lavoratrici, dei movimenti sociali, dell’ambientalismo, dei movimenti delle donne, dei diritti civili, della cittadinanza attiva, del cattolicesimo sociale.
Un soggetto politico in grado di lanciare in modo autorevole e credibile la propria sfida al governo Renzi e a un PD ridotto sempre più chiaramente a “partito personale del leader”, in rappresentanza del variegato universo del lavoro subordinato e autonomo, degli strati sociali che più soffrono il peso della crisi, dei loro diritti negati e delle loro domande inascoltate, orientato a valorizzare la funzione dei governi territoriali e dei corpi intermedi.
Dobbiamo rispondere in modo adeguato – con la forza, il livello di unità e la chiarezza necessarie – alla domanda sempre più preoccupata di quel popolo di democratici e della sinistra che non si rassegna alla manomissione del nostro assetto democratico-costituzionale, alla liquidazione dei diritti del lavoro e alla cancellazione del residuo welfare.
L’obiettivo è lavorare fin d’ORA, in un contesto di dimensione europea contro le politiche neoliberiste, all’elaborazione di un programma comune con cui candidarsi alle prossime elezioni politiche alla guida del Paese, con una proposta politica autonoma e in competizione con tutti gli altri poli politici presenti (la destra, il M5S e il PD), nella consapevolezza che in Italia la stagione del centro-sinistra è finita. In Europa è evidente la crisi profonda delle tradizionali famiglie socialiste. Ogni giorno che passa aumenta il disagio e il disastro nel Paese. Renzi ha declinato il tema della vocazione maggioritaria come politica dell’uomo solo al comando, alibi per un partito trasformista pigliatutto in realtà dominato dall’agenda liberista dell’Eurozona. Noi vogliamo al contrario costruire una sinistra in grado di animare un ampio movimento di partecipazione popolare e di realizzare alleanze sociali e politiche che mettano radicalmente in discussione le “ricette” nazionali ed europee che hanno caratterizzato il governo della crisi da parte di Popolari e Socialisti.
Sappiamo perfettamente che non è sufficiente unire quel che c’è a sinistra del Partito Democratico, o autoproclamarsi alternativi, per costruire un progetto all’altezza della sfida, davvero in grado di cambiare la vita delle persone. Ma siamo altrettanto convinte/i che senza questa unità il processo nascerebbe parziale, o non nascerebbe affatto. Per questo noi questa sfida la lanciamo oggi. Insieme.

2. DEFINIZIONI DEL SOGGETTO
Il Soggetto politico che vogliamo sarà:
DEMOCRATICO, sia nel suo funzionamento interno (una testa un voto regola guida, strumenti e momenti di partecipazione diretta e online, pratiche di co-decisione tra rappresentanti istituzionali e cittadini, costruzione dal basso del programma politico) sia perché deve essere il punto di riferimento e di azione di tutte/i i democratici italiani
DI TUTTE E TUTTI, perché deve essere il luogo in cui tutte/i coloro che si contrappongono alle politiche neoliberiste, alla distruzione dell’ambiente e dei beni comuni, alla svalutazione del lavoro, alla crescente xenofobia, alle guerre, all’attacco alla democrazia possono ritrovarsi e organizzarsi in un corpo collettivo capace di superare antiche divisioni nell’apertura e nel coinvolgimento delle straordinarie risorse fuori dal circuito tradizionale della politica.
ALTERNATIVO e AUTONOMO rispetto alle culture politiche prevalenti d’impronta neoliberista che ci condannano al declino sociale e culturale, di cui oggi il PD tende ad assumere il ruolo di principale propulsore e diffusore.
INNOVATIVO sia nelle forme sia per la rottura con il quadro politico precedente, così come sta avvenendo in molti paesi europei. Differente dal sistema politico corrotto e subalterno di cui siamo avversari.
EUROPEO in quanto parte di una sinistra europea dichiaratamente antiliberista, che, con crescente forza e nuove forme, sta lottando per cambiare un quadro europeo insostenibile.

3. L’anno che verrà – Il 2016
Il 2016 ci presenta passaggi politici di grande importanza: le amministrative che coinvolgono le principali grandi città, il referendum sullo stravolgimento della Costituzione e la possibile campagna referendaria contro le leggi del governo Renzi. In coerenza con il nostro obiettivo principale per la scadenza delle amministrative vogliamo lavorare alla rinascita sociale, economica e morale del territorio, valutando in comune ovunque la possibilità di individuare candidati, di costruire e di sostenere liste nuove e partecipate in grado di raccogliere le migliori esperienze civiche e dal basso e di rappresentare una forte proposta di governo locale in esplicita discontinuità con le politiche dell’attuale esecutivo. Fondamentale è la costruzione di una forte campagna per il NO nel referendum sulla manomissione della Costituzione attuata dal governo Renzi e il sostegno alle campagna referendarie in via di definizione contro le leggi approvate in questi 2 anni.

4. QUINDI…Al fine di avviare il processo Costituente di questo soggetto politico, convochiamo per il 15-16-17 gennaio 2016 una assemblea nazionale aperta a tutti gli uomini e le donne interessati a costruire questo progetto politico. Da lì parte la sfida che ci assumiamo e lì definiremo la nostra carta dei valori.
L’assemblea darà avvio alla Carovana dell’Alternativa, individuando le forme di partecipazione al progetto politico. Si tratta di definire il nostro programma, le nostre campagne e la nostra proposta politica in un cammino partecipato e dal basso che con assemblee popolari e momenti di studio e approfondimento coinvolga movimenti, associazioni, gruppi formali e informali unendo competenze individuali e collettive.
Entro l’autunno del 2016 ci ritroveremo per concludere questa prima fase del processo e dare vita al soggetto politico della sinistra. (4)


La sinistra dal PD o del PD
Non sarà una ‘Cosa Rossa’. Vogliamo creare un partito di governo, largo e plurale, con le radici nell’esperienza di centrosinistra, ulivista, aperto al cattolicesimo democratico e sociale. (D'Attorre)  (5)

Una ricomposizione di forze di sinistra al loro minimo storico, unite da un equilibrio più che instabile, che alla prima vera tornata elettorale crollerà, come in passato. Per ora alle amministrative regna il caos politico, in alcune città a sostegno del Pd, in altre all'opposizione.
Un gruppo di parlamentari crea la nuova "sinistra italiana". Prospettive diverse, ma la SEL 3.0 prova il nuovo percorso, per sopravvivere, per riconquistare credibiltà e peso politico per meglio trattare con il PD, in attesa che l'era Renzi finisca. Si è passati dall'unità dei comunisti alla costruzione di un nuovo ulivo, dalla prospettiva socialista alla tenue critica al sistema neoliberista ingabbiato dell'Unione Europea che la "nuova" sinistra italiana vorrebbe riformare. Ma i trattari europei, lo strumento repressivo chiamato "euro", e l'assenza di democrazia dimostrano, oggi più che mai, che questa Unione Europea è irriformabile.
La nuova sinistra italiana poteva nascere dal basso, dai conflitti, invece, ancora una volta si forma dall'alto, da una classe dirigente sempre più lontana da quel popolo che vorrebbero rappresentare. Nasce una "nuova" sinistra italiana dal PD o del PD, un nuovo ulivo che vorrebbe governare, possibilmente, senza Renzi. Ma il popolo italiano, la sinistra, non merita qualcosa di più coraggioso?

Andrea 'Perno' Salutari

mercoledì 22 aprile 2015

Renzi e la scuola diseguale

Pubblicato su: Fronte Popolare

La scuola dava peso a chi non ne aveva, faceva uguaglianza. Non aboliva la miseria, però tra le sue mura permetteva il pari. Il dispari cominciava fuori. (Erri De Luca)

Il DDL "Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti” è stato presentato alla Camera il 27/03/2015 dai Ministri Giannini, Madia e Padoan. Invito tutti alla lettura che è doppiamente utile: sia per capire l'ennesimo atto disgregante attuato contro la scuola pubblica, sia per osservare attentamente l'agire cinico e autodistruttivo di questo governo. Un governo che con abile comunicazione vorrebbe trasformare le vittime in sabotatori del sistema "buona scuola". Ma noi, cittadini attenti, che amiamo il ruolo formativo della scuola e sappiamo che essa è il perno del futuro, tutto, della nostra nazione, non staremo inermi. Nè oggi, nè il 5 maggio, nè nell'avvenire. Non è solo una battaglia di civiltà, culturale. E' una lotta di vita che vuole salvaguardare il proprio passato per vitalizzare la speranza del domani.

Tenterò di sintetizzare i punti più caratterizzanti:
L'organico sarà completamente gestito dai Dirigenti scolastici, anche per le supplenze di pochi giorni; saranno loro a scegliere i docenti tramite l' istituzione di Albi regionali, divisi in liste provinciali e subprovinciali da cui i Dirigenti potranno attingere per l'assunzione dei docenti.
Il Dirigente potrà proporre ai docenti un incarico in base al curriculum. I presidi potranno, cioè, scegliere la propria “squadra di lavoro” individuando i nuovi docenti che ritengono più adatti all'interno di appositi albi territoriali, i docenti potranno entrare soltanto negli albi e non chiedere una scuola specifica.
Gli scatti di anzianità saranno distribuiti dal Dirigente sulla base di specifici criteri che vanno dal rendimento degli alunni, innovazione della metodologia didattica, miglioramento complessivo della scuola, qualità dell'insegnamento. Le supplenze brevi, fino a 10 giorni, saranno gestite dall'organico funzionale (cioè dall'insieme dei docenti che lavorano in una certa scuola, che oltre al loro orario faranno ore in più per supplire il docente assente).

La Buona scuola non risolve il problema del precariato scolastico, lasciando fuori dal piano di assunzioni moltissimi insegnanti abilitati, accresce inoltre a dismisura il potere dato ai Dirigenti scolastici, portando la scuola statale sempre più verso un processo di privatizzazione. I Dirigenti potranno liberamente scegliere chi ritengono più opportuno tramite un ambiguo sistema di valutazione, gli insegnanti saranno valutati in base al “merito”, per ora ancora sconosciuto nei dettagli. Sindacati e insegnanti sono concordi nell'affermare che la mobilitazione non si fermerà se le cose non cambieranno.

Sette anni e più son passati dall'ultimo sciopero unitario. Solo il "governo amico" del PD, fin'ora, è riuscito a fare, nelle intenzioni, peggio della Gelmini, del governo Berlusconi e del maestro unico: era il 30 ottobre del 2008. Sono passati anni, ma la fase regressiva, del paese come della scuola, non si è fermata. Tutt'altro, si è accelerata. Il governo Renzi ha riempito il DDL di pagine, con tante parole e finte promesse, ma non è riuscito nel suo intento. E' ben smascherato il suo piano: la distruzione della scuola in un nuovo atto.
Una scuola già frammentata: tra docenti di ruolo e i precari eternamente sotto ricatto. E sarebbe necessario aprire un infinito capitolo sui servizi, di poche manciate di ore, gestiti dalle cooperative: pensiamo ai servizi di pre/post scuola, imprese di pulizie e simili. In una frammentazione già alta, si fa l'impensabile. Si peggiora.
Aumentati i salari personalizzati, dove bisognerà lottare  per essere i "fortunati" che riceveranno un aumento di stipendio.
La scuola del governo Renzi che prende il peggio del modello Marchionne. Facile intuire chi saranno i "premiati", i più docili, i più servili, quelli che non si sottometteranno o, magari, chi avrà affinità politiche o personali. Instaurare la paura negli insegnanti a chi potrà giovare? Sicuramente non agli studenti, non alla scuola, non alla nostra società, presente e futura.
Da Berlinguer alla Moratti, dalla Gelmini a Fioroni, fino ai giorni nostri. Tassello dopo tassello, ce la stanno portando via.
Continueremo a vedere classi sovraffollate, con soffiti pericolanti o vivere con il pericolo amianto?
Saremo costretti ad avere insegnanti intimoriti e sotto continuo ricatto, che invece di tirar fuori il meglio dagli studenti indottrineranno in base alle ordinanze del dirigente di turno?

La scuola dovrebbe essere lo strumento principale per colmare le diseguaglianze, invece ancora una volta si favoriscono le scuole private, e ancor peggio, si tenta di trasformare la scuola in un'azienda, e lo studente in pura merce.
Mai più insegnanti marionette, ma vivi e pieni di entusiasmo per il loro lavoro.
Mai più studenti indottrinati, ma liberi di formarsi imparando a far funzionare la propria testa

Rendi dice che:"Piazza o non piazza le cose cambieranno" e noi rispondiamo: si, ma nella giusta direzione.

Le mobilitazioni dei prossimi giorni:
Venerdì 24/4/2015: sciopero indetto da ANIEF, USB, UNICOBAS. Le motivazioni della protesta sono ad ampio raggio: si va dai docenti e Ata (cioè il personale amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola) sottopagati e tappa-buchi alla mancata assunzione di tutti i supplenti, perché il piano di assunzioni non risolve il problema del precariato, dalla necessità di recuperare i 250mila posti di lavoro tagliati negli ultimi anni alla minaccia se

Martedì 5/05/2015
: Sciopero unitario generale che sarà soltanto la prima tappa di una battaglia che proseguirà, fino ad arrivare, se necessario, allo sciopero degli scrutini per protestare contro la riforma del Governo, ma anche contro il mancato rinnovo del contratto fermo da 7 anni, con retribuzioni che stanno trasformando gli insegnanti italiani da ceto medio a Quarto Stato, calpestandone la dignità umana e professionale. No all'assunzione diretta da parte del Dirigente scolastico.

Per la difesa dell'apprendimento, per la dignità del lavoro, per la salvaguardia del nostro futuro: Ci difenderemo. Resisteremo.

mpre più seria nei confronti del diritto allo studio, che nelle intenzioni di chi ci governa va affidato ormai all’illegittimo contributo "in"volontario delle famiglie o agli interventi interessati dei privati, mentre i finanziamenti statali per la scuola pubblica sono tra i più bassi d’Europa. I dipendenti dicono no anche alle prospettive di mancato sblocco degli scatti stipendiali, di attribuzione al Dirigente scolastico del potere di nomina, di trasferimento e di aumenti stipendiali del personale.

Andrea 'Perno' Salutari

domenica 18 gennaio 2015

L'Altra Europa con l'Euro e senza Marx

Siamo un bivio? Verrebbe da dire che personaggi come Marco Revelli, Paolo Cento, ecc, dovrebbero farsi da parte. Ma leggiamo. Di sequito l'email che è arrivata a tutti noi che alle scorse Europee abbiamo sostenuto attivamente L'Altra Europa con Tsipras.

Carissim*, [..]
Siamo in un momento cruciale per la politica e la vita sociale in Italia e in Europa. Alla vigilia dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica nel nostro paese, e alla vigilia delle elezioni politiche in Grecia del 25 gennaio, che possono portare in Europa il grande cambiamento che tutti auspichiamo. Un cambiamento necessario sia per uscire dalla crisi che attanaglia i popoli europei sia per contrastare le tentazioni di chiusura e di guerre, che la crudele vicenda degli attentati a Parigi possono alimentare.

Da questa assemblea, aperta vogliamo uscire con una proposta all’altezza della sfida, che è sempre più ambiziosa,  e che richiede ( basta pensare al peso delle forze di alternativa in Spagna e in Grecia) che anche nel nostro paese si avvii un processo costituente forte e popolare per arrivare ad avere in Italia una soggettività politica nuova,  processo costituente che si basi su una coalizione sociale e politica molto più ampia  di quella che ci ha portato al risultato del 25 maggio. È questo l’obbiettivo di cui vogliamo metterci al servizio. E su questa proposta ci confronteremo.


Manifesto Siamo a un bivio
Sorvolo velocemente la prima fase dove già si vuole paragonare la possibilità greca (Syriza) e spagnola (Podemos) con l'esperienza Sud Americana. Ignoriamo e sorvoliamo. Arriviamo subito alla fase: "Se non ora quando?"

Per tutte queste ragioni riteniamo oggi ineludibile la costruzione anche in Italia di un’alternativa politica credibile e reale, che costituisca un’effettiva rottura di continuità sia di visione che di programma e di stile. Una proposta politica che per essere credibile non può che essere unitaria e insieme radicale, rompendo con la logica della frammentazione e delle continue divisioni e, insieme, innovando nel modo di organizzarsi e di concepire la politica e l’azione collettiva. La breccia che si è aperta in Europa e la riattivazione del conflitto sociale in Italia ci indicano una possibilità – che per ognuno di noi diventa una responsabilità – di tentare di "unire ciò che il neoliberismo ha diviso" e di rompere la drammatica separazione tra la dimensione politica e quella sociale.

Nel sottoscrivere questo “Manifesto” noi intendiamo metterci al servizio di un processo che porti alla costituzione di una sola “casa comune della sinistra e dei democratici italiani in un quadro europeo” saldamente ancorata nel sociale che preveda una tappa fondamentale nella presentazione alle prossime elezioni politiche di un’unica lista che, come già in Grecia e in Spagna, si proponga come autentica alternativa di governo
E’ possibile individuare fin d’ora una prima semplice piattaforma programmatica. Pochi punti, ampiamente condivisi da molti movimenti in tutto il mondo e da un grande arco di forze anche in Italia, intorno a cui è possibile una larga convergenza e sul cui lavoro di elaborazione potrà consolidarsi una effettiva pratica partecipativa, unitaria e inclusiva:

Spezzare le catene del debito pubblico
Porre fine alle politiche di austerità con un piano europeo di investimenti pubblici per creare occupazione
Promuovere l’eguaglianza tassando i grandi patrimoni e i grandi redditi
Sostenere il diritto alla autodeterminazione di donne e uomini
Promuovere l’accoglienza e l’inclusione di chi arriva in Europa per sfuggire alla miseria
Affermare la democrazia in campo politico ed economico
Dare vita a un’attiva politica di pace a livello europeo
Promuovere un pensiero fondato sul rispetto e la valorizzazione della natura

Il 2015 può essere davvero l’anno del cambiamento. Non possiamo non dare anche noi, in Italia, il nostro contributo.
Ci mettiamo a disposizione per costruire insieme a tutte le donne e gli uomini che condividono questa esigenza un grande appuntamento a marzo, che sia l’inizio di questo processo di cui nessuno possiede proprietà o brevetto e di cui ognuno può essere protagonista.
Facciamo ciascuno un passo indietro, per fare insieme due passi avanti.



Perchè Paolo Ferrero (che porta con sè solo una piccola parte del suo PRC), Marco Revelli (che ne resta di "Cambiare si può?), Paolo Cento (???), o la giovane promettente Barbara Spinelli (ricordiamo la nascita della lista? Dall'alto con 6 firmatari) dovrebbero rappresentare un'alternativa politica credibile e reale?
Come possono loro, "emergenti" politici, costruire un'unità della sinistra antiliberista? Ferrero, il segretario di minoranza, non è neanche in grado di tenere unito un partito di 30mila iscritti, la Spinelli in pochi giorni non era riuscita neanche a tenere uniti i "magnifici sei" promotori della lista.
La lista L'Altra Europa per Tsipras, nonostante il "successo elettorale", che successo viene propagandato perchè ha eletto 3 eurodeputati, ha perso moltissimi pezzi e rarissimi sono i compagni che vivono ancora con passione questa esperienza.
Perchè in Italia, da sempre, ogni anno siamo obbligati a farci entusiasmare da qualche lista che, ripetutamente, muore in tempi sempre più brevi?
Nel 2008 c'era la Sinistra Arcobaleno, nel 2009 la Lista Anticapitalista, nel 2010 la Federazione della Sinistra, nel 2013 la Rivoluzione Civile e oggi siamo qui: l'Altra Europa con Tsipras.  Non si ha nessuna credebilità, anzi. Ripetuti passi indietro.

Folli e ciechi. I "compagni" (senza offendere chi la dentro non lo è) soffrono di allucinazioni e affermano che in Italia si è "riattivato il conflitto sociale" e giungono alla pazzia, affermando che sono l'unica "autentica alternativa di governo" per l'Italia. Alternativa di governo? Mondo dei sogni.
E quale sarebbe questo radicale governo che dovrebbe coinvolgere il popolo italiano?
La patrimoniale, il diritto all'autodeterminazione, la promozione dell'accoglienza dei clandestini, e il rispetto della natura.
E pensano di ottenere il consenso del popolo italiano con questi temi e con personaggi come la Spinelli, Ferrero, Revelli? Fanno quasi tenerezza. Andrebbero aiutati

La situazione peggiora ancora di più se si legge l'appello italiano, esterno alla lista "L'Altra Europa con Tsipras", a sostegno di Tsipras chiamato "Cambia la Grecia, cambia l'Europa". Firmatari: Bertinotti, Civati, Ferrero, Fassina, Grassi, Maltese, Ovadia, Spinelli, Vendola, tutti a sostegno dell'appelo con Tsipras.

"Alexis Tsipras ha un programma chiaro: restare in Europa per cambiare l’Europa. Il suo governo chiederà una conferenza europea per la ristrutturazione del debito, che riguarda la maggior parte dei paesi europei; la fine delle politiche di austerità, con l’abrogazione del fiscal compact; un piano europeo per il lavoro e la salvaguardia dell’ambiente. Altro che politica anti-euro e antieuropea, come cercano di descriverla i principali mezzi di informazione del continente per giustificare l’attacco dei mercati, diffondere paura fra gli europei, condizionare gli elettori e le elettrici in Grecia e confondere le proposte della Sinistra con i populismi xenofobi, razzisti e neofascisti."
Da Fassina (exviceministro dell'economia e delle finanze nel governo Letta) a Paolo Ferrero (Ex ministro nel governo Prodi) tutti uniti con Tsipras, a sostegno di questa  Unione Europea, che vorrebbero cambiare, e contro i "popolusti xenofobi, razzisti e neofascisti" che sono contro questa moneta unica e l'impostazione di questa Unione Europea liberista, madre di questa austerità che impoverisce i popoli del Sud Europa.

La storia di questi anni mostra un quadro diverso, ben rappresentato dalle parole di Brancaccio che ho riportato qui: Tsipras, dove ti porta il vento?
"Come ha accennato recentemente persino Paul Krugman, la storia europea potrebbe intraprendere sentieri molto diversi a seconda di quali forze politiche, per prime, si assumeranno la responsabilità di trarre le conseguenze della insostenibilità dell’Unione economica e monetaria. Non nutro grandissime speranze, ma semmai il bivio passerà per un’Atene rossa anziché per una Parigi nera, sarà una grazia per i destini di tutti i popoli europei"

Soltanto uscendo da questa Unione Europea, che non è riformabile, e dall'euro ci potrà essere sovranità e forse, aggiungo forse, una speranza di vivere un futuro degno di questa parola. Qualcosa si muove anche dentro il PRC e dentro questa "non lista" denominata L'Altra Europa con Tsipras.
Riporto un Emendamento al Manifesto "Siamo ad un Bivio" firmato dal validissimo Dino Greco e sostenuto da altri bravi compagni: Claudia Candeloro, Ugo Boghetta, Simone Gimona. Michele Frascarelli, Alessandro Latella, Angelica Mazzone, Danilo Vitale

Le politiche liberiste che l’Ue pervicacemente prosegue si avvitano su se stesse e, contemporaneamente, gettano benzina sul fuoco dei populismi reazionari.
Il risultato è che abbiamo una moneta senza Stato e Stati senza moneta: la soluzione migliore per la Finanza, per la Germania, per gli Usa che in un quadro così democraticamente devastato si apprestano a liquidare, con il Trattato di libero scambio transatlantico, ciò che resta delle Costituzioni nazionali europee.
L’euro è così divenuto il simbolo e lo strumento di un’architettura economico-finanziaria che stabilizza il potere dell’oligarchia liberista che governa l’Europa e cementa la costruzione di una formazione economico-sociale reazionaria, che coinvolge, ad un tempo, la base economica e il meccanismo di accumulazione, i rapporti di proprietà e la sovrastruttura giuridica, i modelli istituzionali e l’ideologia che tiene insieme l’intero impasto.
Criticare l’euro non significa essere antieuropei. Al contrario, significa offrire una chance alla possibilità di costruire un'altra Europa, affrancata dal dogma liberista che ne costituisce l’intima tessitura.
Allora bisogna dire che l’uscita dall’euro non è un tabù, una prospettiva fatalmente consegnata all’egemonia delle forze reazionarie. Purché ad essa corrispondano decisive misure: la difesa dei salari attraverso la reintroduzione di un sistema di indicizzazione delle retribuzioni che neutralizzi gli effetti della svalutazione; la nazionalizzazione delle banche e dei principali asset industriali; la riduzione generalizzata degli orari di lavoro senza la quale è velleitario pensare che si possa venire a capo della disoccupazione; l’introduzione di una tassa strutturale sui grandi patrimoni dentro un sistema fiscale che restituisca progressività all’imposizione tributaria; l’assunzione di misure cogenti contro le delocalizzazioni di impresa e la reintegrazione dei diritti del lavoro espropriati dalla crociata antioperaia oggi in corso; la ridefinizione delle regole della finanza e degli scambi commerciali a protezione del lavoro.
Tutte queste misure implicano certo rapporti di forza che oggi sono molto lontani dalla realtà. Ma questa è una proposta che parla chiaro all’insieme del mondo del lavoro, alle forze intellettuali sane di questo paese e che può avere in sé la forza di rilanciare le lotte e dare il senso di una mobilitazione nazionale, ma non nazionalista, solidale, ma non corporativa, europeista, ma non prigioniera dei dogmi del monetarismo liberista.


Parole che condivido, ma che portano tanti ma. Perchè, a distanza di tanti anni, è ancora faticoso sfatare il Tabù "contro l'euro, contro questa Unione Europea" sia nel Partito della Rifondazione Comunista, sia nella sinistra italiana? Fa così paura rompere il Dogma neo liberista che ci ha obbligato a credere che questa UE e la sua moneta unica sono l'unica via percorribile per un futuro sostenibile e vivibile?
La storia che viviamo ogni giorno ha rilevato, soprattutto nell'ultimo decennio, cos'è questo mostro europeo. Liberarsi, liberarsi ora senza isolarsi dal contesto geopolitico, e tornare a vivere il sogno: la conquista della giustizia sociale e del socialismo. Non è forse ora di costruire, insieme, questo sogno? Riorganizziamoci e partiamo.

Chiudo, la chiudo con le cose peggiori che ho sentito ieri, durante lo streaming dell'Assemblea.
La portavoce e fondatrice della lista ha affermato:
"Ho personalmente deciso di tenere in sospeso la mia adesione alla Sinistra Europea [..], il nostro progetto politico non è la riproposizione di una insieme di piccoli partiti, e anche se essenzialmente di sinistra, NON era solo di sinistra. Non era antipartitico, ma era rigorosamente NON partitico" (Spinelli)

Paolo Ferrero dopo ha ribadito: "Penso che l'Altra Europa per Tsipras sia la cosa migliore che abbiamo fatto, per lo meno io negli ultimi 10 anni, e che quindi va costruita"

L'Altra Europa con Tsipras non è una federazione di partiti di sinistra e comunisti e non lo vuole essere. Lo esplicita bene la Spinelli affermando che è una lista non solo di sinistra, ed è rigorosamente non partitica. Inoltre la Spinelli, al momento, non intende neanche aderire alla Sinistra Europea. Paolo Ferrero afferma qualcosa di ancora peggiore. Afferma che questo oblio è la cosa migliore che lui personalmente ha fatto politicamente negli ultimi 10 anni.
Non so dove ho trovato la forza di ascoltarmi l'assemblea, non lo so. Sono stato coraggioso, ma ne è valsa la pena.

"In fondo siamo abituati a pensare che la sinistra radicale sia contro il capitalismo, contro l'Unione europea. Invece qui abbiamo una sinistra che è radicale perché vuole cambiamenti e miglioramenti nella conduzione dell'economia capitalistica. E allo stesso tempo crede nelle istituzioni comunitarie" (Spinelli)

Per Ferrero la cosa migliore che ha combinato negli ultimi 10 anni è aver sostenuto una lista antidemocratica, non esclusivamente di sinistra, non partitica, i cui eletti (Forenza esclusa) neanche aderiranno alla Sinistra Europea.  Una lista nata morta, dove forse l'unica scelta che i militanti e attivisti hanno potuto fare è stata quella di votare, sul web, il nome della lista su quattro scelte, simili, proposti da loro.
Una domanda viene spontanea. L'aver sostenuto questa lista è davvero la cosa migliore che ha fatto politicamente Paolo Ferrero in quest'ultimi 10 anni, come da lui sostenuto?
Se così fosse, e non ho molti dubbi a riguardo, oserei fargli una proposta. Di fare qualcosa di decisamente più importante, migliore.
Paolo Ferrero, dimettiti da segretario, e permettici di Ricostruire un Partito Comunista.

Un Partito comunista unito, democratico, con una prospettiva chiara e sovrano. Sovrano della propria progettualità, del proprio destino, delle proprie scelte.
Paolo, fai la cosa migliore. Fai quello che dici sempre agli altri: FAI UN PASSO INDIETRO. DIMETTITI!

Andrea 'Perno' Salutari

lunedì 29 dicembre 2014

Il comunismo non doveva essere la gioventù del mondo?

Perchè i Comunisti si sono arresi?
Quello che in Italia non c'è mai stato, una bella botta, una bella rivoluzione, Rivoluzione che non c'è mai stata in Italia... c'è stata in Inghilterra, c'è stata in Francia, c'è stata in Russia, c'è stata in Germania, dappertutto meno che in Italia. Quindi ci vuole qualcosa che riscatti veramente questo popolo che è sempre stato sottoposto, 300 anni che è schiavo di tutti. (Mario Monicelli)

Mi sento sconfitto, ho dentro me la consapevolezza di aver perso. Ma al peggio non c'è mai fine. Perchè qui, intorno a me, c'è una intera gioventù a cui è stato tolto tutto: la dignità, la speranza, l'avvenire. Tutto ciò a loro insaputa. Sono delusi, sconfortati, abbandonati, ma soprattutto hanno perso la coscienza di classe. Sono stati lobotomizzati dalla società, questo popolo enorme, triste, sbandato culturalmente, ha in sè la certezza che questo, seppur malato, è l'unico mondo possibile.
Non hanno dubbi, nessuno. La parola "lotta" è stata dimenticata, sono stati rieducati ottimamente. Mentre i loro nonni, i loro padri, lottavano fino alla morte per ottenere diritti sociali, fondamentali, loro se li vedono togliere senza batter ciglio, senza nessun accenno di reazione.
La lotta era un agitarsi di passioni, di idee, di ragioni, oggi, invece, questi giovani hanno l'anima annebbiata, spenta. E se proprio devono sfogare la loro frustrazione per un futuro che è a loro negato, se la prendono con i più deboli, con l'immigrato, lo straniero, o il diverso.
Sono incapaci di indirizzare la loro rabbia nella giusta direzione, ossia contro il cuore del problema.
Sono deboli, confusi, fragili. Aspettano un nuovo Duce e quando il populismo troverà un degno erede, loro, senza idee, prospettive e futuro, si butteranno ai suoi piedi e l'incubo tornerà. Non lo percepite già questo clima d'odio?
L'odio verso la politica e i politici che porta all'allontanamento tra classe politica e popolo. Un allontanamento che non può portare benefici.
La distanza è così ampia che la politica diventa poi inattaccabile, siamo tornati indietro di secoli.
Questi giovani hanno bisogno di un urlatore, di un leader populista che annienti questa distanza e che colpisca alla pancia. L'odio, l'odio è sempre il sentimento più facile.
Siamo nell'era della contrapposizione, non si tenta neanche più di propagandare il proprio progetto. Oggi la politica è il denigrare l'avversario: la tattica della sfiducia. Distruggere l'avversario: l'odio. L'odio che cresce. Si è già diffuso nell'Est Europa dove il peggio della storia del XX secolo è tornato.
Il caso Ucraino è il più allarmante, i compagni morti bruciati di Odessa urlano ancora, ma la democratica Unione Europea finge di non sentire e i popoli d'Europa vivono nell'ignoranza e nella indifferenza. Arriva, arriva anche in Italia.

Senza voce
Dicevo che mi sento solo nel mio agire, abbandonato da quella luce che rigenera vita: la lotta. La verità è un'altra ed è più tremenda. Soli, siamo tanti, tutti soli. Uniti nello sconforto, nella povertà presente e futura, ma soli nella voce. Questo manca. L'era dei partiti di massa è finita, siamo entrati, da decenni, in questa democrazia ibrida. Dove esistono partiti senza popolo.
Ma noi siamo diversi. Manteniamo una coscienza di classe, un'appartenza ad una comunità politica che va ben oltre una croce su una scheda elettorale.
La solidarietà è la nostra arma, il socialismo la nostra prospettiva.
Perchè noi, molti di noi, viviamo la povertà. Sappiamo sulla nostra pelle cosa vuol dire mendicare la sopravvivenza umana, come ai tempi dei nostri nonni, persino le cure mediche iniziano ad essere un privilegio. No, non siamo ancora ai livelli della Grecia e molti che leggeranno vivranno, per fortuna, situazioni migliori della mia. Non tutti i comunisti vivono quello che sto dicendo, non lo vivono. Ma lo vedono, lo vedono con i loro occhi ogni mattina che escono di casa.
Mi riferisco agli eroici militanti che ancora esistono in Italia, che si indignano, che si agitano e che costruiscono percorsi di Resistenza.
Quei compagni che non si sono rinchiusi nelle stanze dei partiti, ma che vedono la povertà, economica e culturale, negli occhi del popolo.
Occhi che mostrano povertà, rabbia e sfiducia che però non può andare oltre singole urla, perchè manca un partito, una comunità, una prospettiva, una voce comune.

Si, ma quale partito?
L' uomo solo non è un invincibile guerriero. Di lui ha ragione il più forte anche da solo, hanno ragione i deboli se si mettono in due. Ma quando dentro il
Partito si uniscono i deboli di tutta la terra arrenditi, nemico, muori e giaci.
Il Partito è una mano che ha milioni di dita strette in un unico pugno.
L' uomo ch' è solo è una facile preda, anche se vale non alzerà una semplice trave, ne tanto meno una casa a cinque piani.
Ma il Partito è milioni di spalle, spalle vicine le une alle altre e queste portano al cielo le costruzioni del socialismo.
(Majakovskij)

I comunismi sono in crisi quasi ovunque, vivono trionfanti nei regimi in assenza di elezioni. Ma oltre? Anche laddovè si sta vivendo una grande e lunga stagione di vittorie progressiste, in Sud America, i partiti comunisti sono marginali nelle grandi vittorie socialiste. In europa la situazione non è delle migliori, ma si vive. La storia ancora non ci ha sconfitto. Ma in Italia ci stiamo sconfiggendo da soli. In Italia si parla tanto di fare come la Linke, il Front de Gauche, Syriza, ecc, ma in realtà da tanti anni si è scelto il modello circense: fare un po' ridere e un po' pena. Potrei parlare della fine di Rifondazione Comunista e dell'estremo frazionismo che ha causato la sua perdita di credibilità. Ma oggi il nostro compito è più arduo, è più impegnativo. Ricostruire dalle macerie, recuperare gli stimoli e far riemergere l'orgoglio di classe.
Le ragioni della sconfitte sono note, sono state ormai dibattute in tutte le salse. Si discute, tanto, anche del come ripartire. Il problema di fondo è che ognuno vorrebbe ripartire da sè, facendo guerre, neanche troppo mascherate, alla galassia dei cugini comunisti.
Io potrei dare piccoli input. Li ho sempre dati, seppur poco ascoltati. Ma non ora, non qui. Non adesso. Certe cose sono indubbie. Evidenti. Visibili a tutti. Bisogna ricostruire la comunità, l'appartenza politica e culturale.
E' ovvio che bisogna vivere le lotte, capire i bisogni dei quartieri più degradati e ridare valore alle parole "compagni, solidarietà, giustizia sociale".
Ma oltre a questo c'è altro da comprendere, da accettare, da risolvere. I tanti, troppi, piccoli ed ininfluenti partiti che prendono ispirazione da K.Marx hanno tanti punti in comune, il principale è uno: sono vecchi. I giovani si avvicinano, sono alimentati da grandi passione, osano sognare, ma poi scappano. Fuggono da ciò che vedono. Questo è un problema, serio. Confermato dai numeri, reso evidente dalle assemblee di partito.
Viene per me facile, perchè da lì provengo, osservare le giovanili dei due "un po' meno piccoli" partiti comunisti italiani. Ignoriamo l'epilogo di Ribalta. Epilogo che avevo da subito previsto, facendomi bersaglio di critiche ed insulti indefiniti ed infiniti. Ma torniamo ai giovani
Se i Giovani Comunisti hanno un coordinatore dimissionario che va in direzione SEL tramite Sinistra Lavoro, con un congresso nazionale che da più di 5 anni aspetta di veder luce, la FGCI non se la passa meglio, il coordinatore Arzarello ha già attuato la migrazione. Se la più grande preoccupazione dei "dirigenti grandi" è la posizione della d del nome (PdCI o PCdI), i giovani da più di due mesi non aggiornano neanche il sito. La domanda da porsi è dunque solo una: si può ricostruire un partito comunista senza giovani?
Il comunismo non doveva essere la gioventù del mondo?
Servirebbe una gioventù comunista unita, con dietro un grande ed unico partito. Unito, coeso, rivoluzionario. Che abbia in sè il patrimonio, immenso, della nostra storia, ma che capisca come aggiornare, il proprio agire politico nel XXI secolo.
Una identità chiara, la formazione dei giovani e un aggiornamento delle metodologie di fare politica. Il mondo è in mutazione, a noi dargli la giusta direzione. Ma impossibile farlo se si è disconnessi dal tempo in cui viviamo.

Tocca a noi, tocca sempre a noi. Brecht diceva: "ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili"
La nostra storia non finirà ora. Non finirà qui. Finirà quando ogni energia sarà esaurita. Proviamo, insieme, a riaccendere il fuoco della vittoria. La nostra!

Andrea 'Perno' Salutari

domenica 9 novembre 2014

Matteo Salvini e l'odio crescente

Salvini e la memoria che si fa labile
La crisi della nostra Italia si accresce sempre più, non solo economicamente. Anche culturalmente.
Il potere dello Stato non viene minimamente scalfito dalla rabbia e dalla disperazione dei sottomessi che nella democratica Italia vengono chiamati cittadini.
E a soccorrere lo stato di cose presenti è, come sempre, la guerra tra poveri alimentato dall'odio per il diverso, lo straniero, il povero o il dissidente.
La Lega Nord, oggi, è la forza politica che maggiormente tenta, riuscendoci in parte, di sfruttare il malcontento popolare indirizzandolo verso l'odio per lo straniero.
Un partito che, grazie al "curioso" aiuto mediatico dell'ultimo anno ha messo alle spalle la crisi causata dallo scandalo sui riborsi.

Piccola parentesi, come mai la Lega Nord non chiederà più i danni dall’ex tesoriere Francesco Belsito, il protagonista principale dello scandalo sui rimborsi elettorali del Carroccio?

Salvini da mesi sta esibendo una propaganda eccellente, mostrando la scarsa memoria dei cittadini votanti, che infatti hanno dimenticato che la Lega Nord governa questo paese (a fasi alterne) da vent'anni. Tutt'ora governa diverse regioni del Nord sostenuto dal grande alleato di sempre: Silvio Berlusconi.
Ma se la memoria è labile, la propaganda è eccellente. E' similare a quella di Grillo che oggi viene messo un po' da parte. Anche qui, chiedetevi: perchè ciò sta accadendo?
La destra xenofoba tenta di attirare a sè il malcontento sociale, che c'è ed è forte. Ma cerca di canalizzarlo in ottica "via lo straniero", organizzando manifestazioni con unità bizzarre, come è successo il 18 ottobre scorso, quando nella stessa piazza primeggiavano due megastriscioni.
CasaPound diceva: Prima gli italiani
LegaNord diceva: I-talia di merda - Secessione
Solo io noto una certa contraddizione?
In un clima d'orrore ben alimentato, sfruttando l'odio per lo straniero tanto di voga in questi ultimi anni, il week end ha visto le nostre città rivivere momenti che rimandano ad un triste passato, un passato che non muore mai.


L'operaia mirafiori
COMUNICATO ANPI PROVINCIALE DI TORINO
Il Comitato Provinciale dell'Anpi, in riferimento alla "fiaccolata" indetta dal Comitato "Riprendiamo il quartiere" affiancato da Forza Nuova, in zona Mirafiori, contro i nomadi Rom; RISCONTRA una gravità che nega quei principi di solidarietà e di eguaglianza che sono alla base del nostro sistema costituzionale che dimostra carattere tipicamente razzista e xenofobo, che assume carattere nazionalista e neofascista e rispecchiano le negazioni dei diritti umani. l'ANPI Provinciale, CHIEDE che le autorità competenti adottino provvedimenti opportuni e necessari onde evitare che manifestazioni del genere assumano significati contrari alla Carta Costituzionale e alla Legge Mancino. IMPEGNA e INVITA i militanti e i cittadini alla vigilanza democratica contro ogni clima di odio razzista e di sostanza fascista, promuovendo azioni ed iniziative per la sensibilizzazione dei valori della Costituzione democratica e antifascista. INVITA tutti i cittadini che credono nei diritti umani e nella democrazia a dissociarsi da tale manifestazione. (Torino, 7 novembre 2014)
Finita la moda "forconi" si torna alle metodologie classiche. Fiaccolata fascista nel cuore di Mirafiori per dire "no al degrado causato dai rom". Spacciata come "comitato di quartiere", in realtà oggi tutto è stato palesato. La manifestazione è stata organizzata col completo sostegno di Forza Nuova che si è adoperata con la propria struttura. A sostegno di Forza Nuova è arrivata la truppa regionale di CasaPound che si vanta di aver portato più di cento camerati. A sostegno anche la Lega Nord con tanto di consigliere. Anche chi non c'è stato, vedendo le foto, capisce subito che il quartiere non ha aderito a questa "marcia" per il quartiere, basta fare un semplice conto aritmetico.
Il degrado sociale c'è, i cittadini dei quartieri e delle città della provincia sono abbandonati a sè stessi e chiedono, giustamente, una casa, un lavoro, giustizia sociale e tante volte non sanno dove sbattere la testa per chiedere aiuto.
Ma gli slogan razzisti non risolvono nessun problema, alimentano solo una guerra tra poveri.
Uno degli slogan più idiota che ho udito è stato: "Ognuno delinqua a casa propria".
La differenzazione tra i delinquenti "più rispettosi" e quelli più "schifosi" (gli stranieri o i rom).
Ma il problema è la criminalità o soltanto la nazionalità dei criminali?

Detto ciò aspettiamoci questo e molto altro perchè la sinistra ha perso credibilità e radicamento in questi quartieri e il vento che arriva dall'Europa ci porterà indietro, molto indietro!


Bologna la rossa

Un razzista è passato per vittima grazie ai centri sociali, son riusciti a fare un servizio a Salvini (Daniele Ara, presidente del quartiere Navile di Bologna)

Sui giornali leggo "Assalita a calci e pugni da giovani dei centri sociali l’auto con cui il segretario della Lega Matteo Salvini"
Ci sono diversi video su internet, uno di questi pubblicato sul Fatto Quotidiano.
Si vede chiaramente Salvini in auto, la contestazione di qualche "compagno", e poi l'autista (su ordine di chi?) investire i manifestanti. Solo successivamente è stato rotto il famoso vetro. Premessa la ricostruzione dei fatti è l'ennesimo regalo che i centri sociali fanno al capo del carroccio.

L’arrivo di Matteo Salvini a Bologna voleva essere una provocazione e un’istigazione al razzismo e ad un atteggiamento xenofobo verso chi è considerato diverso. [..] Che si trattasse di una provocazione è stato evidente: Salvini non è neanche mai arrivato al campo ma si è fermato a fare una conferenza stampa ed è lì che ha espresso con parole e nei fatti la prepotenza e l’arroganza verso la cittadinanza che non accetta questo degrado culturale, politico e sociale di cui Salvini è esponente. È mancata una risposta dalla politica e dalle istituzioni che dovevano vietare questa provocazione di Salvini. [..] Ci associamo all’appello dei cittadini di Bologna presenti al grido “gli unici respingimenti che vogliamo sono quelli alla xenofobia e al fascismo”. Denunciamo il grave gesto di aggressione di Salvini nei confronti dei cittadini che hanno respinto la logica del razzismo ed esprimiamo solidarietà verso le persone che sono state investite dalla macchina di Salvini e hanno riportato traumi.
Margherita Romanelli, Lorenzo Alberghini, Claudia Candeloro
Candidati al Consiglio Regionale per L’Altra Emilia Romagna.


Salvini ha parlato esplicitamente, rivolgendosi ai manifestanti, di "infami" e "bastardi".
Il vice presidente del Senato, Calderoli è andato ben oltre affermando che "Se non li fermeranno le Forze dell'Ordine, non porgeremo l'altra guancia ma varrà la legge del taglione. Occhio per occhio dente per dente".
Parole gravissime, ma che appartenono al loro bagaglio culturale.
Certo, parole, parole, parole. Sono anni che fanno parole. Ma parole pericolose che culturalmente stanno attecchendo in troppe teste vuote.


Gli stranieri rubano e italiani "brava gente"

Ha fatto molto clamore, nei giorni scorsi, la storia dell'immigrato senegalese di 36 anni che a Napoli è intervenuto per difendere una turista francese da due rapinatori, mentre la folla presente gli diceva di lasciarlo andare. Certo, l'eccezione che conferma la regola.
Ma chiunque va oltre il senso comune, fa analisi e sa leggere i numeri sa che ...

Il dossier statistico immigrazione 2014 realizzato dall'Idos per conto dell'Unar (l'Ufficio nazionale anti-discriminazioni istituito dalla presidenza del Consiglio) ci dice che nel confronto 2004-2012:
le denunce contro gli italiani sono passate da 467.345 a 642.992 (con un aumento del 37,6 per cento), mentre quelle contro gli stranieri da 224.515 a 290.902 (con un aumento del 29,6 per cento)
Il dato diventa ancora più significativo se lo si incrocia con l'andamento demografico dello stesso periodo 2004-1012. Infatti in questo arco di tempo la popolazione italiana è leggermente diminuita mentre il numero di stranieri presenti nel nostro territorio è passato da due milioni 210mila a quattro milioni 387mila. [..]
Ma non è il solo luogo comune che il dossier smentisce. A cadere è anche quello secondo cui gli stranieri toglierebbero risorse agli italiani beneficiando esageratamente del welfare. Se si prendono in esame le elaborazioni sui dati forniti dall'Inps, si scopre che gli immigrati contribuiscono in modo rilevante al pagamento delle pensioni degli italiani mentre ne beneficiano in modo del tutto marginale. Questo per la banale ragione che sono più giovani: l'età media dei lavoratori stranieri presenti in Italia è infatti 31,1 anni, mentre quella degli italiani è di 44,2 anni. Se si proietta questa situazione al 2025 si scopre che quell'anno gli stranieri pensionati saranno uno ogni 25, mentre gli italiani pensionati sono già oggi uno ogni tre. In definitiva, i versamenti dei contributi effettuati dagli stranieri (8,9 miliardi nel 2009), sono per larga parte destinati al pagamento delle nostre pensioni. [..]
Smentito anche il luogo comune (molto utilizzato da quanti si sono battuti per l'interruzione dell'operazione Mare Nostrum) secondo cui sarebbe in atto una vera e propria “invasione” di immigrati. Attualmente la presenza straniera in Italia è stimata attorno a 5 milioni 364mila persone. Rispetto all'anno precedente l'aumento è stato di 178mila unità. E sono sempre meno i nuovi arrivati che – altro luogo comune - “rubano il lavoro agli italiani”. Nel 2013 i visti per motivi di lavoro sono stati 25.683 per il lavoro subordinato e 1.810 per quello autonomo. Mentre ben 76.164 sono stati rilasciati per “ricongiungimento familiare”. In sostanza, gli stranieri che ultimamente entrano in modo regolare in Italia hanno già un nucleo familiare radicato nel nostro Paese.
Un altro dato smentisce il luogo comune della “invasione”, non solo quanto all'Italia ma all'intero continente europeo: dal 2008 al 2013 il numero dei migranti respinti dall'Europa si è quasi dimezzato (da 634.975 a 327.255). E le frontiere dove si è registrata la maggior pressione non sono state quelle marittime (dove si è registrato il 2,2 per cento dei casi), ma quelle terrestri (84,3 per cento) e gli aeroporti (13,5 per cento
). (1)


Avvilito

I "compagni" esultano per l'aggressione a Salvini.
I "leghisti" lodano Salvini e gli rimproverano di aver usato "troppo" il freno. Il clima d'odio cresce, riaccende gli animi sul campo del razzismo e sulla differenziazione tra cittadini.
Nel frattempo il potere, quello vero, osserva e ride.Vedo questo fiume di ignoranza trasformarsi in odio per il diverso. Una piena di intolleranza che si abbatte sempre e solo sui più deboli, sugli indifesi. Smarrito il sentiero della solidarietà, della comunità, della fratellanza. Ma che mondo è? Uno straniero, in un mondo che non mi appartiene. Così mi sento. Anzi, che non ci appartiene, perchè l'unica cosa che mi da forza è che solo non sono. Soli non siamo. E se la piena del fiume ci spinge là, noi con ancora più convinzione resistiamo, in "direzione ostinata e contraria"

Andrea 'Perno' Salutari


martedì 4 novembre 2014

Disoccupazione, depressione e isolamento sociale

La disoccupazione è una cosa per il disoccupato e un altra per l'occupato. Per il disoccupato è come una malattia da cui deve guarire al più presto, se no muore; per l'occupato è una malattia che gira e lui deve stare attento a non prenderla se non vuole ammalarsi anche lui. (A. Moravia)

Che tristezza la politica italiana. Lo stato e le sue istituzioni hanno abbandonato un intero popolo, quello italiano, mentre la nostra classe politica cancella idiritti e la prospettiva del futuro. L'opposizione politica non c'è, e il popolo in rovina è pure costretto a subire la recita tra la Camusso e la Cgil e il nuovo corso del PD di Renzi.
E' evidente che l'attuale scontro Renzi Camusso altro non è che una lotta interna tra il vecchio e il nuovo Partito Democratico, un teatrino che crea solo disgusto.
Ho grande, grandissimo rispetto per il popolo in lotta che nelle settimane scorse ha manifestato a Roma contro Renzi, ma quella piazza è senza credibilità: chi sostiene il governo Renzi, chi protesta per spostare lievemente a sinistra la sua politica neoliberista e chi combatte, senza se e senza ma, contro le politiche di questo centrosinistra "moderno".  I disoccupati, i giovani senza futuro, i poveri d'Italia, non hanno nessuna aspettativa da questo sindacato e neanche da queste forze politiche, anche quelle di sinistra, che in questi anni si sono resi troppo volte complici, pensiamo ad esempio alla precarietà alimentata da Treu, a Biagi, da Berlusconi a Renzi, indistintamente.


Nel mio precedente articolo: Nuova manovra economica uccidere i disoccupati scrivevo:
I suicidi causati dagli effetti della  crisi economica sono a tutti gli effetti morti bianche. Per capire meglio l'enormità della tragedia sono costretto ad ubriacarvi coi numeri. Nell’Unione Europea, secondo un rapporto della Commissione europea, ogni anno ci sono circa 58mila suicidi, contro 50mila vittime di incidenti automobilistici e 5mila omicidi. Il suicidio è quindi la principale causa di morte in Europa, sorpresi? Il fenomeno è in netto aumento tra le nuove generazioni. Secondo uno studio pubblicato nel 2009 su The Lancet, in Europa per ogni incremento del 3% della disoccupazione, crescono del 30% le morti dovute a eccesso di alcool e aumenta di quasi il 5% il tasso dei suicidi. Ecco il prezzo della depressione economica. (1)



Depressione e isolamento sociale
In Italia, anche per questioni religiose e culturali, i suicidi in Italia restano limitati e quelli causati dalla crisi o dall'orrore per l'odierna società risultano essere relativamente bassi, rispetto al resto d'Europa. Oggi non voglio parlare di numeri, basta ricordare che la disoccupazione è sempre sopra il 12%, quella giovanile supera il 44%. E tra gli occupanti cresce la precarietà e le generazioni da 400-600euro mensili.
Ma c'è un effetto della disoccupazione ancora più radicato e silenzioso: la chiamano depressione e isolamento sociale.
Sempre più studi concludono che le persone in difficoltà finaziarie sono fino a 4 volte più a rischio di sviluppare la depressione, che solo raramente finisce in suicidio. E la crisi accentua ancor di più questi dati causati dai tagli delle pratiche di protezione sociale
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), i disturbi depressivi diventeranno, entro il 2020, la seconda causa di "disabilità lavorativa" dopo le malattie cardiovascolari. Nel frattempo, per colpa della crisi economica, la situazione è drammaticamente peggiorata. Circa il 20% della popolazione mondiale presenta, secondo l'Oms, un quadro di "umore instabile", e l'età media di insorgenza non si limita più tra i 20 e i 40 anni, ma si espande anche in età più giovanili.



Non siamo soli
Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero (Pertini)

Chi perde il lavoro subisce un trauma non solo economico, ma anche psicologico. Viene colto spesso dalla atroce sensazione di non essere all'altezza dell'attuale mondo del lavoro, e soprattutto nelle età più mature viene colto dalla paura di non riuscire più a rientrarci, mentre i giovani si sentono spersi. Nonostante una formazione ben più elevata dei propri genitori, spesso non riescono a crearsi una professione e vengono rigettati al primo tentativo di ingresso nel mondo lavorativo.
Quanti di voi vedono il disoccupato solo come una persona che cerca un nuovo impiego?
Chi è senza salario vive, ma vive soffrendo, denudato della sua stessa dignità.
Non riuscire a portare i soldi a casa, il terrore di vedere il piatto di tuo figlio vuoto, l'angoscia per i debiti che si sommano.
Il sistema sanitario non riesce a sostenere la saluta mentale dei non più lavoratori, le istituzioni sbattono le porte e la politica finge, solo in campagna elettorale, miracolosi posti di lavoro sfruttando il voto dei disperati.

Il disoccupato, la generazione da 500euro, i precari, i ricattabili, vivono un mondo senza prospettiva, senza indennità, nè ammortizzatori sociali.
Abbandonati a se stessi, costretti a chiedere quotidianamente aiuti, isolati dal mondo del lavoro, emarginati dalla società e abbandonati dalla politica.
Invisibili, tantissimi, ma invisibili.
Un popolo variegato senza organizzazione, senza una voce comune, isolati, ma non soli. Siamo tanti, delusi, spersi, scoraggiati.
Restiamo liberi, rendiamoci visibili e continuiamo a lottare per un futuro degno di essere vissuto. Riprendiamoci tutto.






Andrea 'Perno' Salutari

venerdì 24 ottobre 2014

Ebola: storia, umanità e razzismo in salsa italiana

La storia di Ebola
SIERRA LEONE - Da quando, nei primi mesi dell’anno, il virus Ebola ha fatto la sua comparsa nella regione dell’Africa occidentale, 4.500 sono stati i decessi registrati e 9.000 il numero totale dei casi (confermati, probabili e sospetti)  secondo i dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Dalla Guinea, dove l’epidemia è stata confermata per la prima volta il 22 marzo 2014, il virus si è rapidamente diffuso in Liberia, Sierra Leone e, con un’estensione contenuta, in Nigeria e Senegal. Travalicando il continente Africano, Ebola è persino arrivata negli Stati Uniti, Spagna e Germania anche se con una trasmissione localizzata e casi sporadici.

L’Ebola è apparso per la prima volta nel 1976 simultaneamente a Nzara, in Sud Sudan, e a Yambuku, nella Repubblica Democratica del Congo. L’ultimo caso di quell’anno venne registrato in un villaggio vicino al fiume Ebola, da cui la malattia ha preso il nome. L’Ebola è un’infezione virale ad altissima letalità ed estremamente contagiosa. Può uccidere fino al 90% delle persone che lo contraggono. Il serbatoio naturale del virus Ebola resta ancora sconosciuto ma sembrerebbe  essere un tipo di pipistrello o altri animali che vivono nella foresta. Non accade spesso che le persone contraggano il virus dal contatto con animali infetti ma una volta contagiate, si ammalano gravemente e possono trasmettere l’infezione ad altri esseri umani. Ci sono cinque ceppi diversi del virus Ebola: Bundibugyo, Ivory Coast, Reston, Sudan e Zaire, così chiamati a seconda del rispettivo luogo di origine. Quattro di questi cinque ceppi causano la malattia negli esseri umani. Il sottotipo Reston, invece, non è patogeno per l’uomo. [..]

Questa epidemia e la sua sorprendente rapidità di diffusione ci ricordano come la salute sia da considerarsi un problema globale; impossibile disinteressarsene solo perché accade in un altro continente. I paesi colpiti vanno supportati, l’isolamento va scongiurato per non compromettere lo sforzo degli aiuti internazionali e non aggravare la frattura sociale ed economica. L’impatto di questa epidemia si protrarrà ben oltre la sua fine, i sistemi sanitari avranno bisogno di essere ricostruiti e la fiducia ristabilita, la sorveglianza epidemiologica ridefinita, le perdite economiche risanate.

La ricerca clinica, finalmente avviata, di terapie e di un vaccino è ancora in una fase iniziale; eventuali nuovi prodotti non arriveranno in tempi utili per moltissime persone e in ogni caso non potranno prescindere da un approccio alla malattia più globale e fin qui sottolineato, ovvero la sensibilizzazione alle comunità, la ricostruzione dettagliata dei contatti, il ricovero immediato dei pazienti sospettati di aver contratto l’Ebola presso centri specializzati nel trattamento e un coordinamento efficace della risposta. Per questo servono risorse immediate che aiutino ad arginare l’epidemia e a supportare i sistemi sanitari della regione colpita. E’ un obbligo morale e una responsabilità cui non ci si può sottrarre. La salute del continente africano è anche la nostra salute.
Gabriele Eminente, Medici senza Frontiere, Sierra Leone
(1)


L'appello di Silje Lehne Michalsen di Medici senza Frontiera
Il 2 giugno sono partita per la mia prima missione con MSF in un ospedale di Bo in Sierra Leone, dove avrei dovuto lavorare per la febbre di Lassa, una malattia sconosciuta e dimenticata e meno pericolosa dell’Ebola.
Il primo caso di Ebola in Sierra Leone è stato registrato solo alcuni giorni dopo il mio arrivo nel Paese. Nei mesi successivi, l’epidemia si è diffusa rapidamente in tutto il Paese e il mio lavoro in ospedale da allora ha sempre più avuto a che fare con questo virus. Abbiamo costruito un nuovo Centro per il Trattamento dell’Ebola a Bo, dove ho lavorato per le ultime due settimane prima di ammalarmi.
Sabato 4 ottobre, dopo la fine del mio turno di lavoro non mi sono sentita bene. Mi sono misurata la temperatura e avevo la febbre. Mi sono subito isolata nella mia stanza e mi sono fatta il test per la malaria risultando negativa. Il giorno dopo mi hanno prelevato un campione di sangue per farlo analizzare e mi hanno diagnosticato la positività all’Ebola. Il giorno seguente ero già in viaggio per Oslo all’interno di una specie di incubatrice ermetica che mi isolava proteggendo lo staff che mi stava accompagnando. Sono grata di essere stata evacuata in tempi così rapidi ed efficienti.
A Ullevål sono stata accolta da un team fantastico di medici e di infermieri che mi hanno curata al meglio fornendomi trattamento, supporto e incoraggiamento. Sono veramente grata delle cure ricevute.
Oggi sto bene e non sono più contagiosa. Mi sento veramente fortunata. La gente ammalata di Ebola in Africa vive un’esperienza del tutto diversa dalla mia.
Avere l’Ebola in Africa occidentale non significa solo patire i sintomi. Significa anche perdere i propri cari, le proprie sorelle, i propri padri così come i propri vicini di casa. Significa essere un bimbo di sei anni in ospedale senza avere attorno a te un viso familiare. Significa anche essere stigmatizzati per aver contratto il virus o essere isolati in tende caldissime su letti scomodi e avere pazienti moribondi intorno a te. E tutto ciò solo se sei abbastanza fortunato a entrare nel centro. In totale ho trascorso tre mesi a Bo e durante questo periodo mi accorgevo che l’Ebola sempre più si avvicinava alla città dove stavo e all’ospedale dove lavoravo, diffondendosi sempre più nel resto del Paese. Per  tre mesi non ho vista alcuna risposta dalla comunità internazionale. Sono stati tre mesi di crescente ansia e frustrazione.
Ogni giorno che passava ci sentivamo tre passi indietro. Ogni giorno che passava, il numero di persone infettate aumentava e ogni giorno che passava pensavo che fermare l’epidemia fosse più difficile del giorno precedente.
Tutti noi capivamo che era una corsa contro il tempo, ma il mondo non reagiva. Non accadeva nulla e ci sentivamo inermi con il numero di malati di Ebola che aumentava.
Oggi, le parole stanno iniziando a diventare fatti e risposte, non solo parole e soldi. Questo è un bene, ma è passato troppo tempo. Vorrei che il mondo si fosse mosso prima, diversi mesi fa…in questo caso la battaglia contro l’Ebola sarebbe stata molto più facile da vincere. Molte vite e molte famiglie sarebbero state risparmiate.
Il tempo stringe e sempre più persone stanno morendo. Dobbiamo agire e dobbiamo farlo ora.
Vedo che molte persone si sono offerte volontarie per andare in Africa occidentale. Sono molto contenta che il mio contagio non vi abbia spaventato. Vorrei ringraziare tutti voi e augurarvi buona fortuna.
Infine, vorrei anche ringraziare la mia famiglia e gli amici che mi hanno sostenuto in queste settimane. Grazie a MSF per tutto l'aiuto che ha fornito a me e alla mia famiglia. Grazie all’ospedale di Ullevål per il trattamento eccellente che mi ha fornito.
Grazie ai media per aver rispettato il mio desiderio di rimanere nell’anonimato. Oggi sono disponibile e spero di poter rispondere alle vostre domande. Dopo di che, desidererei non più essere sotto i riflettori. Al contrario, invece, vi chiedo di spostare la vostra attenzione sulle storie reali e i veri problemi che sta vivendo in questo momento l’Africa occidentale, non la Norvegia.
La mia prima missione non si è rivelata come mi aspettavo andasse, ma spero di essere in grado di tornare al più presto sul campo. Grazie. (2)



Cuba, Nigeria e razzismo in salsa italiana
La pace per il mondo è un obiettivo che si può e si deve perseguire (F. Castro)


Quello che non stupisce è l'umanità e la solidarietà internazionale dell'Isola Socialista: Cuba.
Più di 160 medici ed infermieri sono stati inviati in Sierra Leone, più di 300 in Guinea e Liberia, la stessa OMS (Organizzazione mondiale per la sanità) ha confermato che Cuba è il Paese che più si è mobilitato per contrastare l'Ebola.

Nel frattempo la Nigeria e l’Organizzazione mondiale della Sanità hanno dichiarato che il Paese è libero da Ebola, una vittoria importante.
"L’esperienza nigeriana offre un’importante lezione ai Paesi della regione non ancora affetti da Ebola, così come ai Paesi in altre regioni del mondo», scrivono gli autori di un paper pubblicato su Eurosurveillance «Nessuna nazione è immune dal rischio, ma la rapida identificazione dei casi e interventi decisi possono fermare la trasmissione" (Scientific American). (3)

Nell'Italia sempre più in recessione economica e culturale, invece, il razzismo più becero trova sempre nuove manifestazioni.
L'odio irrazionale verso chiunque abbia la pelle di colore si accresce, e la nuova isteria collettiva tenta di linciare ed allontanare chiunque provenga dall'Africa additandoli come "pericolosi portati di virus in Italia". Sembra di rivivere l'isteria Sars con connotazione anti africana.
Nel frattempo aumentano i casi di razzismo mascherati da: "sei stata in Africa, ci attacchi l'ebola"
E il caso della bambina di tre anni, tornata dall'Uganda (paese non colpito da Ebola) a cui è stato vietato l'ingresso a scuola, a Fiumicino, per isterismo di massa da parte di alcuni italioti ne è l'esempio mediaticamente più clamoroso di questi giorni.
In Italia, giusto ricordarlo, al momento non esiste nessuno caso di Ebola.

Ebola, i media e la mancata umanità
Il caso Ebola, e l'isterismo alimentato dai media, ha esposto nuovamente in vetrina un razzismo sempre più popolare, sempre più diffuso, come non lo si viveva da decenni. Ogni scusa appare valida per attaccare, denigrare o aggredire (fisicamente o psicologicamente) lo straniero.
Il Virus Ebola colpisce il popolo africano da più di 40anni, tra l'indifferenza più diffusa. E' bastato il possibile contagio di uno spagnolo per far sobbalzare d'orrore il popolo d'occidente. Lo spauracchio ormai è diffuso, come precedentemente la Sars e chissà cosa arriverà per il domani.
La domanda che dovremmo porci è: perchè se muore un africano non frega a nessuno, mentre se si infetta un occidentale diventa il problema dei problemi?


Restiamo umani, restiamo lucidi e affrontiamo i problemi, ovunque essi colpiscano.
Ancora una volta, il socialismo cubano ha dimostrato a tutto il mondo che cosa sia l'umanità e la solidarietà internazionale. Prendiamo umilmente esempio.
Viviamo in un paese dove esiste e accresce nel senso comune la differenziazione tra esseri umani, tra chi muore quotidianamente nell'indifferenza collettiva e chi, con la pancia piena, inveisce frasi del tipo "felice se i barconi affondano". E questo fa vivere in me, profondamente, un grande senso di rabbia e tristezza. A voi no?

Andrea 'Perno' Salutari